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Johan Vansummeren e la malinconia del ritiro

Tra i tanti modi di lasciare il ciclismo, il peggiore è quando non sei tu a deciderlo. Questo è quello che è successo a Johan Vansummeren, che nello scorso mese di Giugno ha dovuto lasciare il ciclismo per problemi cardiaci.

Il suo non è il ritiro più importante di questa stagione, anzi è solo uno dei tanti che hanno smesso. Eppure per un giorno è stato il padrone del mondo
Dopo qualche mese, Johan ha rotto il silenzio e ha raccontato la sua situazione attuale, una situazione che immaginava diversa e che vive con molto rammarico convinto com'era di continuare a gareggiare fino alla soglia dei quarant'anni e quindi fino al 2021. Invece, dalla sera alla mattina, è dovuto scendere di bici e dopo mesi di esami specifici e test cardiaci, ha dovuto lasciare il ciclismo e considerare le gare come il suo passato.

Un vero è proprio shock dal quale ha fatto fatica a riprendersi e che ha vissuto come un bambino a cui vengono tolti i giocattoli. Dopo mesi di buio, Johan ha iniziato a pensare al suo futuro e ha deciso di seguire un corso per diventare DS, ma nessuna squadra, almeno per ora, ha avuto bisogno di lui.
Parlando del suo passato, Vansummeren ha ammesso di non riuscire a pensare di poter rivivere emozioni simili a quelle vissute durante la carriera. Al momento può concedersi un paio di uscite settimanali con gli amici ad un ritmo decisamente tranquillo, troppo poco per chi per anni ha girato il mondo sfidando avversari e pericoli.

Nel corso della sua carriera ha vinto pochissimo ma il gigante belga il 10 aprile 2011 riuscì a far sua la Parigi-Roubaix battendo tra gli altri Cancellara, Ballan, Hushovd e Boonen. Un successo ottenuto come solo i più grandi sanno fare, partendo lontano dal traguardo e staccando ad uno ad uno tutti gli avversari.

Vansummeren che in squadra ha Hushovd, ha una certa libertà di movimento e si muove prima che la corsa entri nel vivo, subito dopo la Foresta di Arenberg assieme ad altri sette corridori tra cui Boom, Hayman e Bak, esce dal gruppo e dopo una ventina di km di inseguimento, si riporta sui fuggitivi del mattino. Lo svantaggio del gruppo è superiore al minuto e visti i tanti uomini davanti, nel frattempo diventati 21, Cancellara inizia a muoversi. 
L'obiettivo dello svizzero è quello di riportarsi sugli attaccanti ma Hushovd e Ballan che hanno dei compagni in fuga, resistono al ritmo dello svizzero e non gli danno cambi, con Cancellare che decide di rialzarsi. Con 40" a 30 km dalla fine, i fuggitivi che hanno sempre lavorato di comune accordo, iniziano a crederci. Quando al traguardo mancano una quindicina di km, sul Carrefour de l'Arbre, Vansummeren stacca gli ultimi compagni di fuga (Bak, Rast e Tjallingii) e si invola verso la vittoria. Uno scatenato Cancellara recupera fino al secondo posto ma il boato del velodromo è tutto per questo ragazzo belga che in carriera aveva vinto appena una tappa e la classifica finale al Giro di Polonia 2007.

La Roubaix non gli ha cambiato la carriera visto che se escludiamo le crono non si è più piazzato tra i primi dieci di una corsa se non alla Roubaix 2012, dove chiuse nono, ma certamente lo ha proiettato in una dimensione completamente diversa visto che quel giorno oltre a vincere la corsa più famosa del mondo, ha portato alla ribalta tutti i faticatori del gruppo ed esaltato al massimo la poesia dei gregari.

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