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La grandezza di Chris

Poteva e doveva essere un Tour de France spettacolare, la qualità della start list con tutti i migliori corridori del mondo, ad eccezione di Fabio Aru, per le corse a tappe avevano creato un'attesa quasi spasmodica. La realtà dei fatti è stata ben diversa con una corsa normale e nulla più. I grandi duelli attesi e preannunciati tra Froome, Quintana, Nibali e Contador in pratica non ci sono quasi stati. 

Se non è stato un clamoroso no contest poco ci è mancato, giusto nel primo arrivo in salita e nelle ultime due frazioni alpine abbiamo visto i grandi campioni dare fondo a tutte le loro energie e di certo non hanno aiutato le cattive prestazioni e la mancanza di continuità di quei corridori come Rodriguez, Pinot, Bardet e Peraud che speravano di inserirsi nella lotta per il podio.

Se lo spettacolo è mancato, di certo non si può dire che alla fine non siano emerse le vere forze in campo con le prime cinque piazze della classifica occupate tutte da corridori che in carriera hanno vinto almeno un GT.
Più di tante parole è questa circostanza a chiarire una volta per tutte la forza di Chris Froome e su chi sia stato il più forte in gara.  Quella del keniano bianca è stata quasi una cavalcata trionfale e il margine di 1'12" su Nairo Quintana è un dato abbastanza marginale visto che dopo il dominio di Cauterets si è limitato semplicemente a marcare gli avversari e a controllare la situazione, lasciando completamente la corsa in mano agli attaccanti di giornata. Un atteggiamento quest'ultimo saggio visto il vantaggio sugli avversari ma che ha contribuito ad addormentare il Tour, ma non era certo lui quello che doveva accendere la miccia.

Dopo un 2014 deludente, in cui aveva perso sicurezza, Chris si è ritrovato ed è arrivato sì al Tour con qualche dubbio ma sicuramente cosciente dei propri mezzi e sicuro della forza della sua squadra. Nei primi giorni di corsa che dovevano essere i più difficili è invece riuscito a guadagnare terreno su tutti gli avversari pur rimanendo spesso nell'ombra. A differenza del passato non abbiamo visto la Sky in blocco in testa al gruppo anche quando non era necessario. Un modo diverso di correre da parte dei britannici che ha in parte spiazzato gli avversari, basti pensare alla tappa di Cauterets, quando con Froome già in maglia gialla fu la Movistar a scremare il gruppo e a tenere un ritmo altissimo che col senno di poi ha solo favorito la tattica Sky con Thomas e Porte che hanno lavorato molto meno del previsto e che hanno potuto fare un ritmo ben più alto proprio per la brevità del loro lavoro.

Proprio come il successo di due anni fa Chris è arrivato al via del Tour al massimo della condizione ed ha fatto la differenza nel primo arrivo in salita, per poi avere un calo nell'ultima settimana, uno schema ben conosciuto dal britannico ma non intuito dagli avversari che hanno aspettato solo le ultime due frazioni di montagna per attaccarlo con decisione, ma ormai era troppo tardi per ribaltare la situazione.
Questo successo, rispetto al successo del 2013 che fu ancora più netto, ha un peso maggiore visto che arriva dopo un 2014 difficile e al termine di un Tour corso tra polemiche e sospetti, con accuse di doping da parte di stampa e addetti ai lavori e deprecabili insulti in gara, dove alcuni tifosi hanno decisamente oltrepassato il limite.

Una vittoria di questa portata, ottenuta su un percorso che lo sfavoriva rispetto agli altri grandi del Tour, che vi piaccia o no è la conferma che ci troviamo al cospetto di uno dei più grandi campioni del ciclismo moderno.

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