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La mala suerte di Luis

Il mondo del ciclismo è ricco di storie e di protagonisti maledetti, Luis Ocaña è decisamente uno di questi. In un'ipotetica classifica lo spagnolo occuperebbe senza dubbi uno dei primi posti. La maledizione che lo ha colpito non si limita solo al ciclismo come avvenuto in tanti casi ma alla sua intera e tormentata esistenza. Momenti duri, come quell'ultimo e maledetto, datato 19 maggio 1994 - a 3 giorni dall'inizio di quel Giro che avrebbe dovuto commentare e che lanciò Marco Pantani nell'Olimpo dei grandi - quando intorno alle 13:30 decise di porre fine alla sua esistenza sparandosi un colpo alla testa nel capannone della sua azienda vinicola, a Caupenne D' Armagnac, sui Pirenei francesi. Un gesto estremo di un uomo incapace di reagire all'ennesimo attacco di quella 'mala suerte' che lo aveva scelto più volte come suo compagno d'avventura e che stavolta si era presentata sotto forma di cancro, male che già si era portato via il padre. Un gesto per molti vile ma inevitabile agli occhi di un uomo che si è sentito ancora una volta inerme di fronte all'ennesima salita che la vita gli aveva presentato.

Nato a Priego, nella comunità autonoma di Castiglia-La Mancia, ha vissuto un'infanzia difficile a causa delle ristrettezze economiche della famiglia ma soprattutto a causa della caccia che il Caudillo Franco dava ai suoi oppositori. La sua storia con la bici inizia quasi casualmente. A 15 anni è costretto dal padre (oppositore del regime ed emigrante) a trovarsi un lavoro per dare una mano alla famiglia ed il giovane Luis va a fare il garzone da un falegname della zona, ma il nuovo lavoro dista 14 chilometri da casa, quindi l'unica soluzione per muoversi è la bicicletta. Si appassiona al suo nuovo mezzo e a 17 anni, senza dire nulla al padre, comincia a correre e vincere. Grazie al ciclismo conosce anche quella che diventerà la donna della sua vita, Josianne, che fa la miss in alcune gare.

Forte in tutti i terreni, dalla salita alla cronometro, passa professionista nel 1968 e lo fa con la miglior formazione spagnola dell'epoca, la Fagor, con la quale inizia subito a disputare i grandi giri. Fisicamente appare un po' 'sgraziato', le sue lunghe leve ricordano vagamente quelle di Fausto Coppi, anche se il Campionissimo aveva tutt'altra eleganza in bicicletta. In carriera le sue vittorie saranno 110, tra le quali spiccano il Tour de France 1973 e la Vuelta a España 1970, ma Luis non sarà ricordato per queste, o almeno non solo. Tour de France 1971, questa è la corsa di Luis  Ocaña, una gara maledetta conclusa in ospedale ma che avrebbe vinto davanti al 'Cannibale' Eddy Merckx, se la sfortuna non gli avesse sbarrato la strada.

Sembra strano che pensando ad un campione come Ocaña, la mente torni a quella sconfitta e non alle sue vittorie, ma si sa, il ciclismo è fatto di storie che vanno oltre le classifiche e non tutte hanno un lieto fine. Così capita che il Tour 1971 non è ricordato come il terzo dei cinque trionfi di Merckx, ma come quello perso da Luis.

L'inizio del Tour è tutto del 'Cannibale', dominatore della cronosquadre grazie alla forza della sua Molteni e padrone della corsa fino all'inizio della seconda settimana. Ma qualcosa improvvisamente inizia a cambiare, il 5 luglio quando da Nevers si arriva sul Puy de Dôme, nel Massiccio Centrale, a farla da padrone è come di consueto il caldo. Ocaña si aggiudica la tappa con 7' su Zoetemelk e 15' su Merckx, un distacco contenuto con il belga che resta in giallo. Una tappa che potrebbe venire archiviata come una delle tante, ma il 'Cannibale' ha abituato il pubblico a ben altro comportamento, qualcosa non va e per tutti gli altri comincia una nuova corsa. Si inizia a coltivare la speranza di poter sconfiggere l'imbattibile. I tempi sono maturi, nella decima tappa cambia la maglia gialla, ad indossarla è l'olandese Zoetemelk che assieme a Ocaña infligge un distacco di 1'36' a Merckx nella tappa vinta da Thèvenet. Ma si tratta di un piccolo antipasto di quella che verrà ricordata come la tappa dell'impresa. La Grenoble - Orcières Merlette con le scalate alla Côte de Laffrey, al Col du Noyer e per finire a Orcières è perfetto per esaltare la bagarre che puntualmente si scatena grazie ad Agostinho, Ocaña, Van Impe e Zoetemelk. La Molteni di Merckx è convinta di poter controllare la gara ma la situazione precipita. Lo spagnolo insiste con una determinazione senza eguali, poco prima di metà gara stacca i 3 compagni di fuga e rimane solo al comando, per una lunghissima cavalcata di 77 km che lo porterà in giallo. Al traguardo Van Impe paga 5'52', Merckx affonda a 8'32', la storia del Tour è cambiata, il padrone è Luis Ocaña.

Merckx non si arrende, non accetta la sconfitta e l'indomani attacca sin dalla partenza in una tappa senza difficoltà altimetriche.  Luis è spiazzato e insegue per tutta la giornata, Merckx riuscirà a guadagnare quasi 2 minuti ma la 'Grande Boucle' - alla vigilia del secondo e ultimo giorno di riposo - è ancora saldamente nelle mani dello spagnolo. L'ultima parte del Tour inizia con una breve cronometro di 26,3 km che vede la vittoria di Merckx con Ocaña che si difende benissimo e cede solo 11'. Dopo la prova del 'tic tac', ecco gli amati Pirenei con Portet d'Aspet, Mentè e Portillon da affrontare, a casa della maglia gialla che viveva in quelle zone a Mont-de-Marsan.

A rendere tutto più difficile per Luis che amava il caldo, ci si mette una pioggia torrenziale. Merckx attacca in continuazione ma Ocaña e Fuente non perdono contatto. Sul Mentè la situazione diventa insostenibile con la pioggia che rende quasi impraticabile la strada con tanti corridori che si fermano in attesa che il tempo migliori. Merckx invece conscio di dover compiere un'impresa per ribaltare il Tour e vista l'impossibilità di staccare il rivale in salita, ci prova in discesa dove si butta giù come se nulla fosse. Il 'Cannibale' sbaglia una curva, è urta un muretto ma rimane in piedi, lo stesso non accade per la maglia gialla che urta lo stesso muretto e scivola. Non sarebbe nulla di grave, se non fosse che da dietro a tutta velocità arriva Zoetemelk. L'impatto tra l'olandese e Ocaña è violentissimo, la corsa della maglia gialla finisce in quel momento con la paura che lo immobilizza.

Nel 1972, Luis vuole riprovarci ma è costretto a ritirarsi a causa di una polmonite. Nel 1973 Ocaña si riprende quella maglia gialla che gli apparteneva di diritto ma il successo non ha lo stesso sapore vista l'assenza di Merckx che preferì concentrarsi sulla doppietta Giro-Vuelta. Quello di Ocaña fu un vero e proprio dominio con 6 vittorie di tappa, 16 giorni in maglia gialla ed un vantaggio sul secondo classificato, Bernard Thévenet di 15'51", un dominio nettissimo che gli restituirà solo in parte ciò che gli spettava nel 1971.

Nonostante fosse un campione di prima fascia capace di dare spettacolo in salita, Luis non è mai stato amato, né in Spagna dove gli preferivano il guascone Fuente, né in Francia dove era chiamato lo spagnolo di Mont-de-Marsan e questa situazione certamente lo ha accompagnato fino alla fine della sua vita.

Luis era un tipo un pò particolare, certamente non amatissimo in gruppo e non banale ma che come ha scritto Gianni Mura in un suo personale ricordo volevi bene "per il coraggio, la coerenza, la sfrontatezza anche, e il suo essere contro. Contro Merckx, contro tutti, alla fine anche contro se stesso".

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