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La Milano-Sanremo e quei risultati che non contano

Ultimamente la Milano - Sanremo è diventata una corsa abbastanza scontata nel suo svolgimento, coi velocisti più resistenti attorniati da squadre sempre più compatte, intenti a controllare la corsa per poi giocarsi il successo sul traguardo di via Roma. Era andata così negli ultimi tre anni con i successi di Kristoff, Degenkolb e Demare.

Quest'anno tutto lasciava presupporre che andasse a finire nella stessa maniera vista la presenza di tutti i protagonisti delle ultime edizioni della classicissima, ma come accadeva negli anni in cui Fabian Cancellaraera al massimo del suo potenziale, non avevamo fatto i conti con uno dei campioni che ci sono in gruppo e con la sua incredibile voglia di provare a regalare spettacolo.
Se Cancellara, per caratteristiche tecniche, era obbligato a tentare l'assolo solitario alla Sanremo, per Sagan, perché è di lui che si parla, il discorso è un po' diverso, visto che tra le tante cose che fa, ogni mese di Luglio, durante il Tour de France se la gioca testa a testa con i migliori velocisti del mondo, corridori come Kittel, Greipel o Cavendish che preparano al meglio l'appuntamento francese e che non sono mai stati protagonisti alla Sanremo o che non lo sono stati negli ultimi anni, quindi potrebbe tranquillamente aspettare la volata per giocarsi il successo.

Invece, anche stavolta, Peter ha cercato di vincere nel modo meno banale possibile. Quando Tom Dumoulin ha terminato il suo lavoro sul Poggio, è stato proprio Peter a partire dalla testa del gruppo, prima Colbrelli e poi Degenkolb hanno provato a seguirlo ma l'andatura impressa dal campione del mondo era troppo forte per entrambi, per rintuzzare quell'attacco ci volevano corridori più avvezzi a strappi e classiche dure, sebbene il Poggio non sia né uno strappo né una salita dura, gli unici a riuscirci dopo un lungo inseguimento sono stati Michal Kwiatkowski e Julian Alaphilippe, con quest'ultimo che ha fatto il grosso del lavoro in salita dopo che l'azione di Kwiato stava perdendo consistenza.
Come gli accade quasi sempre quando è all'attacco nei finali di gara, Sagan ha dovuto fare tutto da solo. Stavolta non si è curato di nessuno ed ha proseguito dritto per la propria strada, una strada che nella sua testa lo avrebbe portato a trionfare in via Roma. Oggettivamente con Kwiatkowski e Alaphilippe che manco ci pensavano a dargli un cambio, tanto più nell'ultimo km, non poteva fare una volata diversa da quella che ha fatto, preferendo non abbassare l'andatura per evitare di farsi sorprende da chi precedeva.

L'epilogo finale è stato amarissimo ma l'impressione, poi confermata dalle parole dello stesso Sagan, è che il dispiacere della sconfitta sia stato maggiore in chi ha guardato la gara e ne ha apprezzato lo spettacolo offerto dallo slovacco, che nello stesso corridore.
Nel dopo gara Sagan ha esposto il suo manifesto programmatico affermando che "I risultati non c'entrano niente, l'importante è fare spettacolo per la  gente. Altrimenti che cosa è venuta a vedere?". Un modo di pensare inabituale in un mondo come quello del ciclismo dove quasi sempre fare risultato conta più di come lo si è ottenuto.

Sul discorso di Sagan si potrebbero scrivere mille pagine e non se ne verrebbe mai a capo, l'unica cosa certa è che siamo davanti ad un fuoriclasse davvero unico che può fare la fortuna del ciclismo attuale, grazie a lui questo mondo che non fa nulla per rendersi appetibile al di la della cerchia degli appassionati, puù ambire a diventare qualcosa di appetibile a livello mondiale un po' come è accaduto alla Moto Gp con Valentino Rossi.

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