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La MITO, il velocipede e la storia delle Classiche italiane

Forse la più leggendaria resta la Milano Sanremo, la più famosa anche. Pilastro inamovibile del calendario di corse World Tour. Le storie che esistono dietro le Classiche italiane contribuiscono a renderle gloriose. Questo anche per quel pizzico di patriottismo che ci risvegliano. Le radici chiamano e noi siamo un popolo che le biciclette le usavamo prima di tutto nei campi, per andare da una vigna all'altra, per andare a prendere il pane e nascondersi dietro il muro di una cascina a darsi un bacio. Ma tutto forse nasce da qui. Perché quello non era solo andare in bicicletta. Abbiamo scoperto che l'Italia era bella anche così. I pomeriggi di quieto sole nell'attesa dell'autunno, delle caldarroste, del buio che scende presto e degli scoppiettii del camino. Le albe invernali brulle avvolte dalla nebbiolina dei campi, i tramonti sulle colline e in lontananza il mare. Le Classiche siamo un po' anche noi. Che la bici la appoggiavamo ai tronchi delle querce antiche o agli olivi argentei.  Qualcuna è anche rimasta lì, ad ascoltare il cuore della terra.

La storia della più leggendaria e antica delle Classiche Italiane, anche se non la più famosa, inizia proprio una di quelle mattine avvolte dalla nebbia. Presto, molto presto. Alle quattro del mattino di un giorno del 1876. Milano-Torino. Centocinquanta chilometri a bordo di un velocipede. Numero dei partenti da Milano: otto. Che avrebbero dovuto arrivare il pomeriggio del giorno dopo a Torino. Al traguardo giunsero solo in quattro con una media di 13 km orari. Paolo Magretti, il vincitore, era uno studente figlio di ingegneri. Si iscrisse poi alla facoltà di Scienze Naturali e divenne un ricercatore. La Mi-To sembrava destinata a perdersi nel tempo, visto che nessuno la corse più fino al 1894. Vent'anni dopo. Da allora la sua storia è incostante ma incredibilmente longeva. Questa sua poca costanza nei calendari non l'ha di certo premiata ma resta la nostra Classica più antica, forse anche per il collegamento eterno delle due città, quasi da sempre legate a doppio filo nella fervente produzione industriale.
Oggi Milano e Torino hanno due anime completamente diverse eppure questa corsa le tiene ancora unite, come due sorelle che col tempo si sono un po' allontanate ma perse mai.

La cultura della bicicletta si è formata accanto alla nostra, impastata con l'acqua dei sogni piccoli o grandi che seminavamo pedalando. Forse ad alcuni ha cambiato il destino, con altri si è solo incrociata per breve tempo e poi li ha condotti su altre strade.
Quello che è certo è che la MiTo è stata la prima. Prima di tutte ha detto che l'uomo poteva fare cose leggendarie con la sua bicicletta. Che quello non era solo un mezzo di trasporto.
Era altro. E su cosa si possa fare ancora su questo altro ci interroghiamo ancora adesso. Che di anni ne sono passati più di cento e le biciclette ci tocca appoggiarle chiuse a chiave ai pali della luce.

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