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L'Angliru, il gigante di Spagna

Tra le tre grandi corse a tappe, la Vuelta è quella che trasuda meno storia, certamente perché è la più giovane delle tre ma anche perché solo adesso sta trovando una sua dimensione vera e propria, con lo spostamento in calendario, una maglia di leader finalmente differente da quella del Tour e una tipologia di percorso ben definito e sempre simile negli ultimissimi anni.

Nelle scorse settimane è stata presentata l'edizione 2017 e come d'abitudine il menu prevede tanti arrivi di montagna, tra muri e salite vere e proprie saranno otto, quindi gli uomini di classifica li vedremo in azione spesso e volentieri con la speranza che, rispetto all'ultima edizione (vinta da Quintana), ci sia meno spazio per i fuggitivi.

Scorrendo l'elenco, spicca il ritorno dell'Angliru, la salita più dura di Spagna. Pur essendo una salita "giovane", possiamo definirla come l'ascesa simbolo della Vuelta. Nel 2017 l'Angliru sarà arrivo di tappa per la settima volta e potremmo avere il settimo corridore diverso a domarlo, visto che tra coloro che vi hanno vinto in passato solo Contador ed Elissonde potrebbero puntare al bis ma al momento la loro presenza alla Vuelta non è certa.
Il minuto scalatore francese, che si è imposto nel 2013, è il corridore meno nobile tra quelli che hanno conquistato l'Angliru ed assieme a Gilberto Simoni è l'unico ad averlo fatto dopo essere andato in fuga. Non troppo nobile nemmeno il penultimo vincitore, Juan Josè Cobo che nell'anno di grazia 2011, sull'Angliru si prese anche quella Maglia Rossa che non svestì più fino alla fine della corsa. Come Cobo, solo Contador (2008) è riuscito a conquistare nello stesso anno Angliru e vittoria finale. Un altro grande corridore che ha messo la sua firma sulla salita più dura di Spagna è Roberto Heras (2002) che con quattro vittorie finali è il plurivincitore della storia della Vuelta.

Nonostante firma prestigiose come appunto quelle di Heras, Contador o Simoni, questa resterà per sempre la montagna di Josè Maria Jimenez che si impose nel 1999, quando la Vuelta scoprì questo gigante delle Asturie. Una vittoria quella del "Chaba" che ne sancì in maniera definitiva il ruolo di Re delle salite in Spagna.
In quel 1999, come poi accaduto anche in altre anni, l'Angliru era avvolto dalla nebbia e dal maltempo, come se il Dio del ciclismo si divertisse ad aumentarne l'epica e la difficoltà. Il successo di Jimenez fu decisamente sofferto visto che all'imbocco del tratto più duro della salita - la Cueña Les Cabres, 500 metri con pendenze costantemente oltre il 20% - il russo Pavel Tonkov aveva oltre un minuto di vantaggio sulla coppia Jimenez-Heras e pareva avviato verso la vittoria.
Proprio sulla Cueña, scattò qualcosa in Jimenez che trovò improvvisamente il colpo di pedale dei giorni migliori e in un paio di chilometri si riportò sul russo della Mapei. Fu uno show eccezionale, roba da fenomeni assoluti della salita. Vederlo alzarsi sui pedali e aggredire quelle pendenze così estreme con un'azione potente e leggiadra allo stesso tempo è un qualcosa che nel ciclismo si è visto poche volte. A testimoniare la durezza dell'ascesa, al traguardo tra Jimenez e Tonkov non ci fu nemmeno volata, col russo ormai stremato e psicologicamente abbattuto dalla furiosa rimonta subita.

Jiemenz che a cavallo tra i due millenni è stato indiscutibilmente lo scalatore più forte di Spagna come dimostrano le quattro maglie dei GPM conquistate e i 9 successi di tappa, quel giorno diede dimostrazione di tutta la sua forza ed è giusto che la salita più dura di Spagna sia stata domata per primo dal "Chaba".
Se il Mortitolo sarà per sempre la salita di Marco Pantani, l'Angliru, definito anche come il Mortiolo di Spagna, sarà per sempre la salita di jimenez, il Pantani di Spagna.

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