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L'ora di Sep Vanmarcke

Sep Vanmarcke è un grande interprete delle Classiche, ecco cosa ci si aspetta dalla sua stagione.


 

Sep Vanmarcke, arrivato ai trent'anni, è ormai entrato in quella che è la fase decisiva della sua carriera.
Una carriera che poteva essere sicuramente migliore dal punto di vista dei successi, ma che ha ancora importanti pagine da scrivere, visto che parliamo di uno dei migliori interpreti delle corse col pavé. Se guardiamo solo ai successi, Sep è uno dei tanti corridori del gruppo, visto che in nove anni di professionismo, le sue vittorie sono solo sei e che il suo successo più importante continua a rimanere la Omloop Het Nieuwsblad del 2012, la classica che apre la stagione del pavé. In quell'occasione, ebbe la meglio allo sprint su Boonen e Flecha, due che sulle pietre del Nord ci andavano ad occhi chiusi, nonostante uno sia stato un super vincente e l'altro, un po' come Vanmarcke, un eterno piazzato.

Se sin dai primi anni della sua carriera in maglia Topsport Vlaanderen, erano parse chiare le sue qualità sul pavé, col secondo posto alla Gand 2010, che pareva lanciarlo verso una carriera piena di successi, col passare delle stagioni, Sep è apparso sempre più come un corridore monodimensionale, cioè capace di vincere solo arrivando in solitudine o quasi, essendo abbastanza fermo allo sprint. Una caratteristica, che in pratica gli ha reso impossibile vincere quando non era al top della forma.

Per dare la svolta decisiva alla propria carriera, dopo un 2016 in cui era stato tra i protagonisti al Nord con il podio al Fiandre e il quarto posto alla Roubaix, dopo i quattro anni passati in quella che era la vecchia Rabobank, è tornato alla corte di Vaugheters dove aveva militato nelle stagioni 2011 e 2012. Purtroppo per lui le cose non sono andate benissimo con una stagione senza vittorie e piena di infortuni, visto che dopo il buon podio alla Omploop, una caduta alla Strade Bianche ne aveva compromesso l'avvicinamento a Fiandre e Roubaix, prima che una caduta al Fiandre lo costringesse a saltare la Roubaix.

Fiandre e Roubaix sono le corse dei suoi sogni e sicuramente ha le qualità per farle proprie, visto che alla Ronde ha chiuso terzo nel 2014 e nel 2016, e che nella regina delle classiche, ha chiuso secondo nel 2013 e quarto nel 2014 e nel 2016. Per riuscire ad imporsi oltre a non sbagliare nulla, deve ritrovare consapevolezza nei propri mezzi e quella sicurezza che i tanti incidenti gli hanno in parte tolto. A dargli una mano troverà corridori esperti come Langeveld e Breschel, che pur non essendo dei vincenti, sanno come si interpretano queste corse, ma anche Van Asbroeck, Phinney e Modolo potranno essergli d'aiuto evitando che qualche problema meccanico possa tagliarlo fuori prima che inizino i giochi per la vittoria.

Considerando che nelle classiche del Nord, l'esperienza è un fattore decisivo quasi quanto il talento e l'attitudine a queste prove, Sep ha ancora un buon numero di anni davanti a se per vincere una delle due classiche monumento. Quella che sembra maggiormente nelle sue corde è la Roubaix, anche per una questione di attitudine e di esperienza, visto che nel nuovo millennio, solo Boonen, Cancellara e Degenkolb hanno vinto questa gara quando avevano abbondantemente meno di 30 anni.

Dopo la delusione dello scorso anno, stavolta arriva alla settimana santa in buona forma come dimostrato prima ad Harelbeke, dove dopo essere rimasto coinvolto in una caduta, è riuscito a rientrare nel gruppetto dei migliori  che si è giocato il secondo posto alle spalle di Niki Terpstra; poi alla Gand dove è sempre stato con i migliori e solo un percorso un po' troppo facile per le sue caratteristiche, non gli ha permesso di centrare un risultato tra i primi dieci, visto che per evitare lo sprint ha tentato il tutto per tutto con una sparata all'ultimo chilometro; infine alla Dwars door Vlaanderen dove ha chiuso al terzo posto dopo aver dato il via all'azione che poi ha deciso la corsa.

A partire da domenica e per i prossimi anni, in base a ciò che saprà raccogliere, Sep potrà diventare l'erede di  Gilbert Duclos-Lassalle, un corridore belga che per vincere la sua prima Roubaix, dovette aspettare 15 stagioni da professionista e 12 anni dal primo podio, oppure andare ad affiancare Juan Antonio Flecha, Leif Hoste e George Hincapie, tra gli specialisti del pavé che non sono riusciti a vincere nessuna delle due Monumento con le pietre.

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