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Lucho

I colombiani hanno un rapporto speciale con la montagna. Oggi è normale. Lo sappiamo, è così. Sono condor abituati alle altezze. Indigeni della roccia, e sentono il richiamo del loro elemento ogni volta che si alzano sui pedali. Ogni volta, anche a distanza. Perché le radici restano piantate nella terra, non importa quanti chilometri percorri.  Ci resti attaccato, anche dall'altra parte del mondo.

Luis 'Lucho' Herrera nasce in un piccolo paesino sulle Ande, nel dipartimento di Cundinamarca che, originariamente, nella lingua locale, significa Nido del Condor. L'Europa non sa ancora che tra quei ragazzini cresciuti nel sole del Sudamerica, nell'aria di quelle montagne che hanno conosciuto il silenzio del mondo, ci sono gli scalatori di domani. E neanche Lucho che è figlio di contadini con pochi soldi per vivere pensa a quell'Europa lontana. Non pensa nemmeno al ciclismo fino a che gli regalano una bicicletta per risparmiarsi tutti quei chilometri a piedi tra scuola e casa. Anzi, tra scuola e lavoro: comincia presto per aiutare in famiglia. Fa il giardiniere e lo studente. Ma è grazie a quella bicicletta che tutto ha inizio.

Suo fratello lo convince a partecipare a una corsa locale nel loro dipartimento. Non fu un gran debutto ma bastò per accendere la passione. Comincia, quindi, a gareggiare nelle categorie giovanili e a piazzarsi nelle gare colombiane. Nel 1982 vince una delle corse più importanti del suo paese e conquista una tappa al Tour de L'Avenir.
Due anni dopo la gente lo applaudirà all'arrivo solitario dell'Alpe d'Huez nella diciassettesima tappa del Tour de France.

I condor volano alto. Ma nessuno aveva mai visto le ali di quel piccolo colombiano prima di quel giorno. Forse nessuno se ne era mai accorto. Quel giorno Lucho ebbe il coraggio di attaccare Laurent Fignon e diventò il primo colombiano a vincere una tappa alla Grande Boucle. Quel giorno la Colombia impazzì. Si innamorò di Luis Herrera. Si innamorò del ciclismo.
Nel 1987 la sua squadra lo manda alla Vuelta come leader. Senza troppe velleità. Lauren Fignon e Sean Kelly sono i favoriti. Ma quello è un anno magico per Lucho. Sulle montagne dimostra la sua forza e la fortuna fa il resto. Per la prima volta un latinoamericano sale sul primo gradino della Vuelta. Un'autentica festa colombiana perché, oltre alla maglia di leader, Herrera conquista anche quella dedicata agli scalatori e, in classifica generale ci sono quattro colombiani in top ten.

Da quel momento fino al giorno del suo ritiro, Lucho riuscì a far appassionare milioni di colombiani al ciclismo. Non smise mai di dimostrare il suo profondo feeling con le salite e con la montagna. Fino all'ultimo. I condor volano alto. Lucho non sapeva delle sue ali fino a che gli regalarono una bicicletta.
E con quella bicicletta sancì l'inizio di un'era.

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