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Michal e Pauline, gli "all-around" che si sono presi il mondo

Così come doveva essere, domenica pomeriggio le chiacchiere sono state messe da parte e a parlare sono stati i corridori con le loro gambe. A dare lo 'strillo' più forte è stato un ragazzo polacco decisamente taciturno, uno di quelli che preferisce parlare con i fatti anziché con le parole. E domenica Michal Kwiatkowski di più non poteva fare. In un colpo solo si è preso il mondo e conquistato una nuova dimensione, visto che dopo i tanti piazzamenti nelle classiche, negli ultimi due anni tra Amstel, Freccia e Liegi solo una volta è uscito dai primi cinque, qualcuno iniziava a bollarlo come il piazzato di turno, scordandosi però di sottolineare che questo ragazzo è un classe 1990.

A Ponferrada, in un Mondiale decisamente bruttino per ambientazione, percorso e risposta del pubblico, ma sufficiente dal punto di vista tecnico, considerando che con questo percorso era difficile ipotizzare una gara tanto diversa, Michal che durante l'anno difende i colori dell'Omega Pharma - Quick Step, ha vinto d'astuzia scattando a sorpresa tra le due salite ma anche di forza, visto che sull'ultimo strappo e nei successivi chilometri non ha perso praticamente nulla dal gruppetto inseguitore.

Vedere vincere Michal è stato un sorpresa visto che i nomi caldi erano altri, ma non parliamo di un carneade o di una meteora, Kwiatkowski è un potenziale fenomeno, uno di quei corridori che ti possono vincere quasi ogni corsa. Quelli come lui sono corridori 'all-around', quelli che vanno forte dappertutto.  Su muri e strappi se la gioca quasi con tutti, in volata è inferiore solo ai velocisti, a crono è forte, fortissimo nei prologhi, insomma quasi nessuna corsa gli sembra preclusa, con le classiche e le brevi corse a tappe, che sono i suoi terreni di caccia preferiti, anche se le salite vere, quelle che incontri nei GT per ora gli sono abbastanza nemiche. Per capire meglio di chi parliamo, lo scorso anno al Tour si è piazzato tra i primi 5 in tappe con arrivo allo sprint, per corridori da classiche, di montagna e cronometro.

Abituato a vincere sin da piccolo nelle categorie giovanili, dove ha incrociato spesso e volentieri quel satanasso di Peter Sagan, che non sta vivendo la sua stagione migliore, ha nel gusto per l'impresa  e per l'azione vincente un qualcosa di non comune per un corridore col suo spunto veloce, basti pensare che delle 9 vittorie stagionali del polacco, di cui 3 cronometro e la classifica finale della Volta ao Algarve, dei restanti 5 successi, in 4 occasioni è arrivato tutto solo al traguardo, con la Strade Bianche che fino a domenica pomeriggio era il suo fiore all'occhiello.

Negli ultimi anni, i campioni del mondo non hanno fatto grandi cose, aumentando la percezione che la maglia iridata porti con sé una sorta di maledizione, ma l'impressione che stavolta non sarà così è decisamente fondata vista la qualità del corridore e la sua capacità di andar forte in più periodi dell'anno, anche se probabilmente la migliore assicurazione per vedere la maglia iridata giocarsi le grandi corse è il fatto che parliamo di un corridore in forte crescita, capace di passare dall'unico successo dello scorso anno ai nove di questa stagione.

Se Michal si è preso le pagine e le attenzioni più importanti, il successo tra le donne di Pauline Ferrand-Prévot, è passato abbastanza sottotraccia, normale visto che parliamo di un sport, il ciclismo femminile, decisamente poco seguito e valorizzato. Il successo della francesina è arrivato in maniera diversa, visto che si è imposta allo sprint e che in salita aveva perso contatto da Vos, Longo Borghini, Armitstead e Johansson, ma proprio come Michal anche Pauline è una 'all-around', ma la sua forza non si ferma alla strada visto che è forte anche nel Ciclocross e fortissima in MTB, dove nelle categorie giovanili, le uniche dove può gareggiare essendo nata il 10 febbraio 1992, ha già vinto Europei, Mondiali e Coppa del Mondo.

Sin dai suoi esordi, vista la poliedricità che possiede è stata subito accostata a Marianne Vos, ma a differenza del fenomeno olandese, per la quale lavora spesso e volentieri, non è libera di fare la sua corsa ogni volta che vuole e questo l'ha decisamente frenata nella sua ascesa. Non può essere un caso che le prime vittorie su strada, escludendo i campionati nazionali, siano arrivate in questo 2014, anno in cui la Vos si è presa qualche mese di pausa dopo l'attività invernale.

Prima del Mondiale ha fatto sue la Freccia Vallone e una prestigiosa gara a tappe come l'Emakumeen Euskal Bira, mentre al Giro Rosa, dove ha lavorato e corso in appoggio a Marianne Vos ha chiuso in seconda piazza a 15' dalla capitana e da un successo che avrebbe ottenuto se avesse corso in un'altra squadra.

Se per Michal questo successo vuol dire entrare in una nuova direzione, per Pauline vuol dire acquisire definitivamente anche nella Rabo Liv, nuova considerazione anche se la presenza della Vos continuerà a farsi sentire. Entrambi i nuovi campioni del mondo hanno vinto un po' a sorpresa ma come detto hanno il talento per onorare al meglio le proprie maglie iridate. Tirando le somme e vedendo chi vestirà i colori dell'iride nelle prossima stagione, visto che parliamo di due atleti giovani, completi e decisamente forti vien da pensare che non potevano esserci campioni del mondo migliori di loro.

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