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Milano-Sanremo, il fascino dell'incertezza

Tra le grandi classiche, quelle Monumento per intenderci, la Milano Sanremo non è la più prestigiosa, non è la più bella, non è la più difficile, non è la più ambita e non è nemmeno la più antica, eppure è la più incerta e questo le dona un fascino incredibile. La Classicissima è la prima grande corsa dell'anno e questo ne aumenta a dismisura l'attesa fino a farla diventare come un Mondiale di primavera.
In un ciclismo che guarda sempre più al futuro e al business, la Sanremo continua ad essere ancorata al passato e alla tradizione, col suo percorso praticamente identico ogni anno, nonostante col trascorrere degli anni la corsa è diventata man mano meno selettiva e sempre più appannaggio dei velocisti. Se un tempo per fare selezione bastavano il Turchino e i Capi Mele, Cervo e Berta, oggi non bastano più nemmeno Cipressa e Poggio, ma per fortuna la gara non ha perso quell'incertezza che l'ha sempre contraddistintae che lascia aperta la porta sia agli attaccanti che ai velocisti.

Ed è proprio questo aspetto d'incertezza a renderla unica e inimitabile, nonostante dal punto di vista tecnico, parliamo di una gara che non dice granché e anche per quanto riguarda lo spettacolo non è che si lasci ricordare con la gara bloccata e praticamente uguale ogni anno fino agli ultimi 30 chilometri. Vincere su queste strade non vale solo una stagione ma una carriera intera, perché imporsi in Via Roma, dopo quasi trecento chilometri di corsa, ti proietta nel ristretto novero degli assi del pedale.

Essendo uno degli appuntamenti più attesi dell'anno, tanti campioni hanno legato il loro nome a questa corsa ma le leggende della Classicissima sono due: Costante Girardengo e Eddy Merckx. Il primo è salito undici volte sul podio, il secondo si è imposto per sette volte.
Tornando al presente, è sempre difficile individuare un solo favorito per questa gara, ma da qualche stagione a questa parte è lo slovacco Peter Sagan l'uomo di riferimento e quest'anno che indossa la maglia iridata, complice anche il forfait di John Degenkolb, lo sarà ancor di più. Lo slovacco sembra nato per questa corsa ma per qualche motivo gli è sempre sfuggita. Quest'anno non ha ancora vinto e i recenti piazzamenti alla Tirreno potrebbero dargli quel pizzico di cattiveria in più per far sua la corsa. A differenza di quasi tutti gli avversari può scegliere come correre visto che può vincere sia attaccando sia allo sprint, anche se pare aver perso un po' di spunto veloce. A remargli contro stavolta è anche la storia visto che sono solo quattro i corridori ad aver vinto la Classicissima in maglia iridata: Alfredo Binda (1931), Eddy Merckx (1972 e 1975), Felice Gimondi (1974) e Giuseppe Saronni (1983).

Come sempre, la lotta tra attaccanti e velocisti, sarà apertissima e quest'anno si preannuncia ancor più incerta visto che in tanti hanno già dimostrato di avere una grande condizione, tra gli attaccanti basti pensare a Van Avermaet, Stybar e Cancellara visti alla Tirreno Adriatico, mentre tra i velocisti Kristoff, Matthews e Bouhanni, hanno scoperto le loro carte alla Parigi-Nizza. Le chance degli azzurri di interrompere un digiuno che dura ormai da dieci anni (Pozzato 2006) non sono elevatissime nonostante la presenza di Nibali, Bonifazio (quinto lo scorso anno) e di Viviani, Nizzolo e Modolo, i nostri migliori sprinter.

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