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Oh, Mark just wanna have fun!

E' tutta la vita che ci dicono cosa è per noi e cosa non lo è. Per alcune lo capiamo da soli. Semplicemente non ci siamo portati. Un ciclista scopre sé stesso per gradi.Fin da piccolo cresce chiedendosi cosa potrebbe diventare da grande. Piano piano, corsa dopo corsa, comincia a sentire un certo istinto, un impulso naturale verso le strade che sembrano fatte apposta per lui, verso i percorsi in cui è più forte degli altri, in cui perde tutti gli imbarazzi e resta soltanto sé stesso.

Mark Cavendish, occhi azzurri con le ciglia dolcissime da bambino curioso e poco più di uno e settanta di statura, ha sempre avuto la velocità nel suo destino. Cannonbal, lo chiamano. E vorrà dire qualcosa.  Manciate e manciate di volate vinte. Anni d'oro in cui faceva paura agli avversari che temevano di averlo accanto negli arrivi a gruppo compatto. Uno sprinter per certi versi inarrivabile. Tra gli altri importanti successi, nel suo palmares brillano una Milano-Sanremo e un Campionato del Mondo, senza contare i trionfi in pista. Ma forse tutti, pressappoco, sanno chi è Mark Cavendish. O meglio sanno chi è stato. Non perché ultimamente sia cambiato poi così tanto ma, a dire il vero, la vita di un corridore è una strana altalena. Quando sei all'apice, sei nel sole e non hai bisogno di niente se non di sorridere, quando torni giù allora tocca a te darti la spinta. Su è tutto facile, giù molto meno.

In fin dei conti la novità di quest'anno è solo la squadra. Perché Mark è rimasto lo stesso. Va in bicicletta prima di tutto perché è il suo divertimento. Corre per il più profondo e intenso piacere: quello di correre, appunto. E chi non ci crede del tutto, fa male a dubitare.
Basti sapere che quella di domenica è stata la sua prima volta alla Parigi Roubaix. Una corsa che aveva sempre amato da lontano ma alla quale, per naturali esigenze di squadra, non ha mai potuto partecipare. Questo tipo di competizioni sono così lontane da un calendario di un velocista puro che a volte i velocisti nemmeno se le immaginano. Forse nemmeno le sognano. Sono portati naturalmente dal loro destino verso quello che è più affine al loro carattere. Però Mark non è certo uno di quelli a cui piace restare nei confini.

Per qualcuno, il suo cambio di team potrebbe risultare una sorta di preludio al fine carriera. Mark è un papà e un marito felice, ha vinto praticamente tutto quello che poteva vincere e adesso si prepara ad una quieta pensione. Per gradi.
In realtà, questo nuovo anno alla Dimension Data sembra più un momento zen di rinascita. Spirituale, si intende. Mark è di nuovo un ragazzo che può scegliere. Scegliere anche di essere un gregario e godersi quello che prima gli era stato, in qualche modo, negato. Mark ora può soltanto divertirsi.
La Paris-Roubaix 2016: una sua autentica prima volta. Una corsa mai entrata nei piani e ora vissuta completamente come supporto al capitano. Senza il peso di sentirsi relegato a un ruolo non suo, anzi accettandolo con piacere e senso del dovere verso i compagni.
D'altronde, il rapporto del ciclismo con i suoi ragazzi è molto più profondo di quello che si possa intuire. Un amore di così tante sfaccettature che non basta una carriera lunga e felice per provarle tutte.
Jack Nicholson ha detto: 'Chi ha la fortuna di trovare un lavoro che ama, ha una vita perfetta
Solo per divertimento. Forse, è proprio questo il segreto.

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