Spedizioni gratuite su tutti gli ordini per Europa e Svizzera

  • Italiano
  • Inglese

On the streets. Storia di Bill Cunningham

'Money is the cheapest thing, liberty is the most expensive.'

Una bicicletta Biria nera e una giacca blu da operaio francese. Da qualche giorno sono parte della collezione del New-York Historical Society, il museo storico di Manhattan. Erano di Bill Cunningham, che se ne è andato sei mesi fa a ottantasette anni. Che è stato il massimo esponente della fotografia di strada, indimenticabile icona che tutti i newyorkesi avevano imparato a riconoscere in mezzo alla loro frenesia quotidiana.

Bill Cunningham, cresciuto in una famiglia religiosa e conservatrice, imparò ad osservare la bellezza fin da bambino, quando sulle panche della chiesa, restava affascinato dai cappelli eleganti che indossavano le signore. E' così che cominciò tutto, la sua esistenza che sembrava prestabilita: si mise a disegnare e a confezionare cappelli. Poi iniziò a lavorare come giornalista di moda fino a che nel 1966 il fotografo David Montgomery gli mise per le mani una Olympus Pen-D. 'Usala come se fosse un taccuino per gli appunti' gli disse. Ed è proprio quello che Bill provò a fare, girando per New York e fotografando gli sconosciuti, continuando a farsi guidare dall'istinto della naturalezza, della bellezza casuale e imprevista. Un ritratto della città come non se ne era mai visto. E che diventò presto una fortunata serie sul New York Times chiamata: 'On the streets
L'anima della strada, nuda da tutto il resto, dalle pose, dalle attrici inseguite. E non c'è un modo più autentico che la bicicletta per prendersi al volo l'essenza di un mondo che va troppo veloce. La sua Biria nera, la giacca blu elettrico, la macchina fotografica. Niente altro. Uno stile semplice che ha incantato tutti, che è rimasto identico persino dopo l'uragano della fama, neanche poi troppo gradita tra l'altro, visto che gli impediva di fare quello che più amava: osservare in silenzio, scattare senza dare nell'occhio, scovare la verità passando inosservato, guardando la gente com'era senza maschere. 
Nel 2003 ha elogiato il programma di bike sharing della città: diceva che non c'era niente di più bello che vedere le persone in bicicletta la mattina pedalare verso i loro uffici. 
Libertà. Ecco una cosa a cui teneva più di tutto il resto. La bici era il suo tappeto magico per andare ovunque, per infilarsi nelle strade, per restarne incantato. Nelle giornate di sole ma anche in quelle di pioggia o di neve, quando secondo lui le persone rivelavano tutta la loro natura. Esplorare la città su due ruote era il modo più discreto per scovarne tutte le sfumature, gli angoli segreti, i sorrisi e le lacrime. E tenerle per sempre, spesso anche solo per sé.

Quella Biria nera resterà ai newyorkesi come reliquia di un uomo che avevano imparato ad amare. Che nei decenni gli ha regalato lo specchio più vero di loro stessi.
Forse, ogni tanto, pedalando verso i loro uffici gli sembrerà di vederlo ancora tra la gente, un po' curvo sul manubrio, con la Nikon al collo. Per un attimo, solo per un attimo, scambieranno qualcun altro per lui.  Forse penseranno che Bill in fondo aveva ragione: la libertà è la cosa più costosa che esista. Ma la bicicletta fa sì che tutti se la possano permettere. Anche solo per un'ora al giorno. Che basta respirarne un po', come una medicina che funziona, come aria buona. Come tutto quello che fa star bene e basta.

Iscriviti alla Newsletter