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Parigi-Roubaix: non è una favola

Nelle favole che ci raccontavano da bambini, c'era sempre il lieto fine, ma man mano che siamo cresciuti e abbiamo iniziato a confrontarci  col mondo reale, abbiamo capito che, quasi sempre, le cose vanno in modo diverso e le ultime edizioni di Fiandre e Roubaix lo dimostrano appieno. Fabian e Tom si auspicavano una campagna del Nord diversa, sognavano di salutare il pubblico a braccia alzate e con l'aura d'invincibili che li avrebbe accompagnati per sempre, invece, hanno trovato qualcuno che è riuscito a batterli. Al Fiandre, Fabian, non ha potuto nulla contro l'esuberanza e la freschezza di Sagan, mentre alla Roubaix, Tom, è stato beffato da  Matthew Haymanche non doveva nemmeno correrla questa Roubaix per un infortunio subito a Febbraio.

Nel 2015 un paio di cadute avevano prima fatto saltare a Boonen la campagna del Nord e poi addirittura messo a  rischio il prosieguo della carriera, ma Tom incurante di tutto e tutti e tornato in sella e all'alba di questa stagione ha iniziato a lavorare per arrivare al massimo della forma alla 'sue' corse, conscio che sarebbe potuta essere l'ultima occasione. Siccome l'impegno e la voglia non sempre bastano, per Tom i risultati hanno fatto fatica ad arrivare, soprattutto nelle classiche di casa, quelle in cui ha sempre raccolto gloria e successi, con zero piazzamenti nei dieci tra Omloop Het Nieuwsblad, Kuurne-Brussel-Kuurne, Harelbeke, Gand, Fiandre e Scheldeprijs.

Certamente non il modo migliore di presentarsi al via della Roubaix, la corsa che più di ogni altra l'ha esaltato, con l'obiettivo di diventare il primo e unico corridore a vincere cinque volte la Regina delle classiche, staccando definitivamente 'Monsier Roubaix' Roger De Vlaeminck.
Sapendo di non essere il più forte, ha giocato d'astuzia ed esperienza, non sbagliando davvero nulla, e riuscendo con un pizzico di fortuna ed audacia, anche grazie all'aiuto dei compagni di squadra, a tagliare fuori dai giochi per la vittoria due pezzi grossi come Cancellara e Sagan.
Poi tra accelerazioni e rincorse ha lasciato sulla strada tutto quello che aveva, con il successo che si avvicinava o si allontanava a seconda dei momenti ma che alla fine di tutto sembra essere lì a portata di mano. Allo sprint, considerando la stanchezza di Boasson Hagen, non doveva essercene per nessuno e invece è andata a finire come tutti sappiamo, con la vittoria di Matthew Hayman, non proprio un signor nessuno ma nemmeno un Tom Boonen.

Il bello del ciclismo è che anche un corridore come Hayman, che in carriera ha vinto pochissimo ma che al Nord, soprattutto tra Omloop Het Nieuwsblad e Dwars door Vlaanderen, ha spesso fatto bene, può andare a prendersi la corsa più importante e spettacolare dell'anno.

La vittoria di Boonen avrebbe significato tanto per tutto il ciclismo, sarebbe stata la ciliegina sulla torta di una gara bellissima e incertissima, come non se ne vedono spesso, sarebbe stato il lieto fine auspicato da tutti, invece, a vincere è stato un australiano che mercoledì prossimo compirà 38 anni, quindi più anziano di Tom. Tutto sommato è proprio questa la favola dell'ultima Roubaix, un onesto corridore di 38 anni che - tra pavè, fango, vento e pioggia si è sempre trovato bene al punto da prendere parte e concludere 16 Roubaix - va a prendersi quella corsa che ha sempre sognato ed inseguito davanti al corridore che più di ogni altro l'ha vinta e desiderata e chissà quanti ricordi di cadute, forature, sconfitte e sacrifici saranno passati nella sua mente mano a mano che si avvicinava il traguardo e la pazza idea di trasformarsi nel più forte di tutti, almeno per un giorno, si faceva largo nella sua mente.

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