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RHC Milano: dalla periferia alle luci della ribalta

Sabato sera a Milano si corre la Red Hook Crit che dal 2010 ha fatto la storia della Bovisa, diventando una specie di fiaba di Cenerentola in periferia.

La Red Hook Crit si corre oramai nell'underground di Milano da sette anni. E' sbarcata in città nel 2010 e da allora i ragazzi della periferia l'hanno amata come si ama una canna arrotolata bene e con l'erba buona. Una corsa nata per caso al di là dell'Oceano e poi adattata a un posto che è una specie di icona: la Bovisa. Un circuito strozzato e stretto attorno al Politecnico, di curve dritta a gomito a sinistra e poi a destra e poi a sinistra da fare a una velocità folle, sfiorando i marciapiedi, i paletti, con le luci dei globi in faccia o immersi nel buio come animali notturni che devono conoscere a menadito tutti gli angoli per non finire secchi in bocca a qualche predatore.

red hook crit 2018

Ad eccezione del 2012, quando la gara era compresa nella manifestazione del Bike Film Festival, la RHC si è sempre svolta all'ombra del gasometro e ha avuto una crescita esponenziale grazie al mezzo di comunicazione più potente di sempre: il passaparola. Le prime notti milanesi con i gruppetti di amici che guardavano la corsa come alternativa ai soliti sabati sera, aggrappati alle bottiglie di birra mezze vuote nell'aria umida dell'autunno, si sono trasformate in un raduno in grande stile, un concerto a porte aperte di una band senza la band; una redenzione dei sobborghi, dal buio alla luce anche se pur sempre in bilico, a un passo dal perdere la sua vera identità in un precipizio di fighetti. Ma non è successo, non ancora almeno. Perché in fondo quando il sole scende, quando l'odore di fritto, di fumo, di alcol si fa più insistente, quando il passante taglia in due il buio, si capisce che le radici restano sempre quelle, pur vestite di mille altre cose. Il vero, profondo, mood della strada, cani sciolti disposti a tutto pur di correre veloce per una notte '“ o per tutte le altre ancora - senza freni.
Nel 2010 vinse il basco Jonander Ortuondo davanti a un centinaio di spettatori, l'anno scorso ha trionfato Ivan Cortina con una fuga mai vista, in presenza di un pubblico di oltre diecimila persone. In mezzo otto anni di competizioni con una svariata serie di novità come la running race, i pro che si interessano e partecipano, i regolamenti che cambiano, si restringono, le qualifiche sempre più tecniche, la corsa che diventa un appuntamento importante, il contorno e poi il cuore di un circuito che porta il mondo fuori dal mondo. E forse l'urgano di un evento che ha avuto una crescita attesa e allo stesso tempo inaspettata.

Poi uno può dire che la nostalgia è inevitabile, di quando la bolgia era lontana, di quando i cavalieri correvano coi fantasmi ed erano soli, nel buio di un quartiere deserto. Ma noi affamati poeti della notte abbiamo ancora bisogno di sabati così, sregolati e veloci, con un panino mangiato in fretta e dodici birre che metteremo in fila su un marciapiede per dimostrare che non siamo ubriachi. Invece lo saremo. E il business non lo verrà mai a sapere.  

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