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Road to Davos| Ep.3

Le montagne spruzzate di neve come in certi presepi spuntano tra le nuvole. E' una mattina indecisa ma senza pioggia: a tratti, in lontananza, sembrano aprirsi degli squarci d'azzurro. Il lago a pochi minuti da Saint Moritz è uno specchio che si tiene tutti i verdi possibili dei pini attorno. 

La strada che porta al Fluelapass è come tante altre strade di montagna: una striscia di asfalto nero e liscio tra i prati e i paesi con le case tutte di legno. Che qua per gli automobilisti è peggio che una pista di formula uno, rettilinei e curve da fare come se questo paesaggio non esistesse. Come se il tempo fosse fatto per essere mangiato così, in pochi secondi e una sgasata. Sarà che la bicicletta il tempo te lo restituisce, la fatica fa rallentare i battiti, fa rallentare i secondi. E allora in un certo senso ti affina i sensi. Te la senti fin dentro le ossa, questa aria fredda, che si fa più intensa quando cominci a salire per i tornanti che portano su, al passo. I tornanti sono duri e secchi, come le rocce di un paesaggio quasi subito lunare. E le montagne bluastre strisciate di neve. 
Ogni tanto esce il sole e non sembra quasi vero, illumina la vallata là in fondo, fa luccicare i fiumiciattoli che serpeggiano tra il verde. Eppure l'aria rimane gelida, tagliente. Che poi alla fine è l'ultima cosa a cui pensi quando sali. C'è il silenzio della strada semideserta che segue il versante prima dolcemente poi più aspra. E così, tornante dopo tornante. Il ciclismo è il viaggio e il viaggio è la vita. Alti e bassi, pugni e carezze. Sempre così. E non ci fai caso, non ci fai caso. Perché esiste sempre qualcosa per cui vale la pena. La bicicletta ti insegna anche questo, ti dice che se ti spingerai oltre, che se ti fiderai solo dell'istinto allora verrai premiato. Prima o poi. Forse il premio di oggi è quel cartello con scritto 2300 metri sul livello del mare. E un freddo che blocca le gambe, congela la faccia. Fluelapass. Il vento e il silenzio, il versante della montagna spruzzato di neve, il lago scuro increspato dall'aria. Ecco perché la montagna è il tempio del ciclismo, basta ascoltare per capire. Bastano pochi minuti e devono bastare. Perché le gambe non possono stare troppo ferme e troppo al freddo.

Davos è a quindici chilometri da qui. Pochi se paragonati al resto, tanti se si pensa che sono tutti in discesa ed è pure peggio. Di nuovo quel paesaggio di un altro pianeta, il sole che a tratti sbuca dalle nuvole e incendia l'autunno che è praticamente arrivato. Di nuovo quella strana sensazione di essere altrove, lontano mille miglia da tutto. Una cappellina e un ristorante malinconicamente chiusi, con le sedie messe sui tavoli e il portone sbarrato. Cose che hanno le loro stagioni. Come gli alberi, come le persone. Forse è anche per questo che viaggiamo, per sfuggire alle regole che ci impongono. Tornano le nuvole, la strada sembra uno scorcio di Yorkshire, comincia a piovigginare ancora. Piano, senza farsi sentire. Un po' sì, un po' no. I pochi chilometri che mancano a Davos scorrono in un attimo e forse non è esattamente come ce la si aspettava. Troppo moderna, forse, con giusto un paio di cose belle per davvero. Le mucche che pascolano tranquille all'ombra di un hotel di lusso costruito male, i palazzi quadrati e bianchi. Beh, in fin dei conti ha ragione chi dice che metà del divertimento è il viaggio. E' così che le mete acquistano un senso, anzi siamo noi a darglielo.

Davos per noi, questa sera, è un bar-ristorante affacciato sulle montagne che si preparano alla sera. E una cioccolata bollente bevuta in una sala con le luci soffuse, pareti di legno, file di bottiglie di whiskey con vecchie etichette e musica anni sessanta, italiana, rigorosamente la più trash. C'è il mal di gambe che bussa e le guance calde per tutto il freddo preso in questi chilometri. Ma importa poco. Restano solo i momenti migliori. Quelli che abbiamo condiviso sulla strada e che alla fine ti ricorderai per sempre. Così è il ciclismo, quando ci pensi capisci che un po' ti toglie il fiato, ti spezza le gambe ma, in un modo o nell'altro, ti restituisce tutto quello che avevi perso.

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