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Robert Gesink: in fuga per ritrovarsi

Nell'ultima settimana, erano in programma tre tappe di montagna e tutte e tre si sono concluse con l'arrivo della fuga, volendo considerare tale anche l'azione, orchestrata da Quintana e Contador, che ha portato Gianluca Brambilla a vincere sul traguardo di Formigal.

Pur avendo visto sempre arrivare le fughe, abbiamo visto gli uomini di classifica affrontarsi a viso aperto esenza esclusione di colpi, con Quintana che salendo verso l'Aubisque ha provato una decina di scatti per fiaccare la resistenza di Froome. Una serie di scatti veri, cattivi, come non vedevamo da tempo, che solo la forza di Chris e la sua tenacia, gli hanno permesso di respingere e non concedere nemmeno un secondo al rivale. Probabilmente quegli attacchi hanno fiaccato la resistenza di Froome che il giorno dopo, assieme alla sua squadra, ha pagato un prezzo altissimo, di fatto perdendo la Vuelta, visto che il distacco accusato al traguardo (2'37'³) lo ha fatto scivolare ad oltre tre minuti e mezzo dalla maglia rossa, un distacco troppo elevato da recuperare, anche per chi come lui ha vinto tre volte il Tour de France.

Con gli uomini di classifica, compresi Chaves e Contador che si stanno giocando un posto sul podio, che hanno fatto il proprio dovere, anche i successi ottenuti dai fuggitivi hanno assunto un valore certamente superiore a quelli ottenuti dagli attaccanti nei primissimi giorni di corsa. Se il successo di Brambilla è quello della conferma a certi livelli per il corridore italiano e quello di Frank il più importante della carriera, quello ottenuto da Gesink è senza dubbio quello che segna la rinascita dello spilungone olandese.

Robert Gesink è uno di quei corridori ai quali sin dagli esordi è pronosticato un gran futuro, ma finora è sempre rimasto un incompiuto, più che una promessa mancata. Robert non è uno di quei ragazzi che sprecano il talento per la propria sregolatezza, semplicemente si è trovato ad affrontare situazioni più grandi di lui, come la morte del padre in seguito ad un incidente in bici ed un'aritmia cardiaca che lo ha frenato a partire dal 2011.
Fino al 2014, è riuscito a convivere abbastanza bene con questa situazione, anche se l'aritmia aumentava di pari passo con lo stress dovuto alla tensione dei grandi appuntamenti. Un'operazione nell'aprile del 2014 ha risolto definitivamente il problema e Robert ha potuto riprendere regolarmente la sua carriera, ma a frenarlo ancora una volta sono state le cadute.

Anche in questa stagione l'ennesima caduta al Tour de Suisse ne ha compromesso la seconda parte di stagione, impedendogli di prepararsi al meglio per la Vuelta. Presentatosi in Spagna senza ambizioni di classifica, ha preferito concentrarsi sulle tappe e fuga dopo fuga, ha iniziato la sua risalita. Dopo l'amaro secondo posto, alle spalle di Nairo Quintana, in cima ai Lagos de Covadonga, nella frazione tutta francese di questa Vuelta, quella con arrivo sull'Aubisque è riuscito a prendersi quel successo che gli sfuggiva da anni.
Nello sprint finale, Robert che è un duraccio più che uno scattista, è riuscito a mettere sui pedali tutta la sua voglia di riscatto, tutta la voglia di lasciarsi alle spalle situazioni difficili e quella voglia di tornare ad essere felice per una vittoria, una sensazione che non provava da anni e che ha voluto condividere con qualcuno che lo guarda da lassù.

Per uno come lui vincere una tappa andando in fuga, quasi chiedendo il permesso ai corridori più forti, potrebbe sembrare uno smacco, ma stavolta no, non può essere così, Robert è andato in fuga per ritrovare la vittoria e sè stesso.

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