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SaganAsso

In maglia rossa c'è Tom Dumoulin, due giovani come Esteban Chaves e Caleb Ewan hanno mostrato a tutti il loro talento, Alejandro Valverde ha confermato che su certi arrivi è il Re incontrastato ma il protagonista assoluto di queste prime tappe della Vuelta è senza dubbio Peter SaganLo slovacco reduce dalla quarta maglia verde consecutiva ma anche dal secondo Tour de France consecutivo senza successi, si era presentato al via della corsa spagnola per preparare il Mondiale di Richmond. L'ipotesi che proprio come accaduto lo scorso anno non fosse stato tra i protagonisti della gara, era più che legittima e invece stavolta sulle strade spagnole stanno ammirando il vero Sagan.

Stimolato da un digiuno di successi troppo lungo per un campione come lui, dalla necessità della squadra di raccogliere risultarti importanti e da un percorso che quasi ogni giorno lo invitava a provarci, Peter non si è tirato indietro e sta correndo questa Vuelta come se fosse il suo obiettivo stagionale. Nelle prime cinque tappe la sua sequenza dei suoi piazzamenti è stata la seguente: secondo, centosessantaseiesimo, primo, secondo, terzo. Le tappe prevedevano una cronosquadre, un arrivo in salita, una volata semplice, un arrivo su un muro e uno sprint con l'ultimo km che tendeva all'insù. Insomma Sagan se l'giocata ad armi pari sia con chi è qui per fare classifica come Valverde, sia con chi è in gara per conquistare successi come Degenkolb, Bouhanni ed Ewan.
Una versatilità che non scopriamo certamente oggi ma che comunque sorprende visto che siamo a fine stagione e le energie sono al lumicino un po' per tutti. Sicuramente lo slovacco della Tinkoff sta regalando spettacolo e sta raccogliendo risultati importanti, a cominciare da quel successo in un GT che gli mancava dal 5 Luglio 2013, ma forse correre in questo modo non è il miglior modo di preparare il mondiale. Il rischio, come già accaduto in passato è quello che Sagan arrivi stanco al Mondiale. Una situazione che non dipende solo dall'interpretazione che Peter sta dando a questa Vuelta ma più in generale dal suo modo di correre durante tutto l'anno.
Peter non va mai alle gare per onor di firma e forse questa è la sua qualità migliore, sicuramente quella che lo fa amare agli occhi del pubblico. In questo 2015 in 70 giorni di gara solo in 24 occasione non è entrato tra i primi 10 classificati. Fino ad ora nei grandi appuntamenti, vedi le grandi classiche, non ha raccolto quanto potrebbe ma anche qui incide il fatto che è competitivo da gennaio ad ottobre, anche se dopo il Tour le sue prestazioni hanno sempre subito un calo abbastanza vistoso.
Se Peter selezionasse maggiormente le occasioni in cui andare forte, come fanno la maggior parte dei campioni dei giorni nostri probabilmente avrebbe un palmarès qualitativamente superiore ma sicuramente non sarebbe amato e stimato come adesso. Al contrario se in gruppo ci fossero più campioni come lui che ogni volta che si attacca il numero sulla schiena va a caccia del risultato, il ciclismo sarebbe certamente uno sport più seguito e di maggior successo.

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