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Sam Bennett, la solitudine dei numeri due

Quelli di poco cuore li chiamano i primi dei perdenti. Certo, il ciclismo insegna che a vincere è uno solo, la linea bianca è giudice spietato, sempre. Ma la collettività dietro al vincente tante volte è persino più interessante del vincente stesso. C'è bisogno di tutto, qui, delle onde e della schiuma, quello che resta sulla spiaggia è una partita a scacchi infinita.

La mossa di mercato di Peter Sagan di dare lustro alla Bora-Hansgrohe con la sua maglia iridata ha spiazzato tutti, una cosa che si può permettere solo uno come lui, sovvertitore di professione e poi ciclista per la pura voglia di divertirsi, impennare e fare il video bomber alle interviste altrui. Quello che di sicuro pochi hanno calcolato sono le dinamiche della squadra per la prossima stagione. Anche lì ci sarà da divertirsi credo. Non solo perché la Bora sembra essere uscita da una semi-palude ed essere salita ad un discreto livello di creatività ma anche perché la priorità Sagan potrebbe essere usata in modo del tutto alternativo.
La People's Choice Classic, grande antipasto dell'inizio di stagione, sembra aver risvegliato le gambe di Sam Bennett, velocista puro e in verità molto sorprendente quando l'arrivo è quello giusto. Di sicuro per lui che è stato sempre in crescita, di stagione in stagione, l'arrivo di Sagan non è stato propriamente una benedizione. Ma forse, in certi casi, non tutto il male viene per nuocere. Il sano confronto riesce a tirarti fuori forze inaspettate e, d'altronde, uno dei segreti per migliorarsi è non accontentarsi, avere la consapevolezza che si può sempre fare un gradino in più. L'arrivo non è mai un arrivo, questa è una regola non un consiglio.
Sta di fatto che, mentre tutti guardavano l'iride di Sagan che inseguiva il proiettile australiano Caleb Ewan, Bennett è sbucato a velocità doppia e si è preso un secondo posto con colpo di reni annesso. Essere un uomo del treno o non esserlo? Forse è una cosa che un velocista si chiede un milione di volte durante la sua carriera, perché in fondo l'istinto non è una cosa che riesci a domare facilmente. Ti chiedi sempre se questa solitudine di essere il numero due '“ o il numero cento '“ è davvero quello che sei. Ecco una cosa che ci tiene in vita: la speranza che ci sia un posto migliore dove nascondere i sogni come piccoli bruchi da nutrire e farli diventare realtà.

Di sicuro qualcuno potrà dire che è una visione eccessiva, che Sam Bennett è in un gran periodo di forma e, come ha dichiarato la squadra, illudere gli avversari che Sagan avrebbe fatto la volata è stato un buon deterrente per sprintare senza essere seguito. Ma il ciclismo non ha mai una sfaccettatura sola, altrimenti perderebbe molto di quello che è il suo naturale fascino. Chi può dire che cosa ci riporta la consapevolezza di essere forti? La stagione è cominciata da così poco, non si può ancora dire che cosa il Campione del Mondo potrà dare alla Bora e viceversa. O forse sì.
Forse è questo il vero senso di una squadra. Nessuno è solo, tutti possono essere primi.

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