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San Gottardo, il re delle Alpi svizzere

Le storie sul Passo del San Gottardo si perdono nelle notti dei tempi.

 

Dicono che qui transitò Annibale con gli elefanti nella sua leggendaria traversata delle Alpi ma c’è ancora molto più fascino di questo tra le rocce immobili che vegliano la tortuosa strada che sale lungo quella che gli antichi consideravano il cuore pulsante del mondo.

Quella che oggi è una moderna e larga strada che si snoda a tornanti sui versanti come un serpente pronto a sbranare i ciclisti che si avventurano fin lassù, un tempo era un sentiero impervio che i commercianti percorrevano con i muli per trasportare le merci al di là del valico in condizioni pressoché eroiche – se vogliamo dirlo in maniera romantica – e incredibilmente pericolose che prevedevano venti estenuanti ore di cammino. Una delle infinite dimostrazioni della battaglia infinita tra la piccolezza dell’uomo e la maestosità intangibile della natura. Fino agli inizi del XIII secolo l’attraversamento era un vero e proprio terno al lotto, senza nessuno che potesse prevedere che condizioni meteo avrebbero trovato i poveri pellegrini lungo le pareti rocciose e arcigne della montagna ma le cose cambiarono con la costruzione di due ponti: la Twärrenbrücke, una passerella sospesa sulla roccia come nei migliori film di Indiana Jones e il terribile Ponte del Diavolo sulla profonda gola Schöllenen sopra il torrente Reuss.

San Gottardo

Una delle tante storie che si tramandano i cantori svizzeri vuole che sia stato il diavolo in persona a costruirlo, stringendo un patto con gli abitanti del paese di Uri che prevedeva di avere l’anima del primo vivente che avrebbe attraversato il ponte. Ma, dopo la costruzione, gli urani fecero attraversare il ponte a un caprone e il diavolo, infuriato, tentò di distruggere il ponte con un masso che però finì nella scarpata per l’intervento di una ragazza con una croce. Pare che il masso sia ancora lì, l’hanno chiamato “Pietra del Diavolo” ed è una roccia di duemila tonnellate. La prova che gli svizzeri non sono del tutto immuni da questo antico racconto della tradizione sta nel fatto che, negli anni Settanta, durante la costruzione dell’autostrada, il governo svizzero spese 300.000 franchi solo per spostarla di pochi metri e lasciarla così intatta. Scaramanzia? Forse. Ma questa non è il solo mistero di questa enigmatica e cupa montagna. Il Gottardo infatti custodisce un lago unico al mondo, quello di Cadagno, che si compone di due specchi d’acqua differenti e sovrapposti che non si mischiano mai. 

La galleria prima ferroviaria e poi autostradale non ha spazzato via del tutto il fascino di questo gigante alpino. Salendo verso il valico, curva dopo curva, sfiorando i muretti che mettono il confine con il precipizio, si può ancora sentire il respiro delle storie che sono passate di qui e la bicicletta ha questo potere speciale di portare indietro le lancette, anche di molto. Un viaggio nel tempo, in sella e sui pedali.

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