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Sei giorni di ciclismo: un mito senza tempo

Le Sei Giorni hanno una lunga tradizione senza tempo che ha contribuito a creare la loro leggenda. Oggi sono più che mai sulla cresta dell'onda.

La leggenda delle Sei Giorni nasce nel secondo Dopoguerra, quando le competizioni su pista assumono quell'allure di sconsiderati party fino a notte fonda, nei palazzetti dove si fumavano i sigari e si bevevano fiumi di Champagne. In questo circo di attrici e star, i pistard avevano il ruolo dei funamboli, personaggi giramondo che scrivevano le loro adrenaliniche storie sul parquet dei palazzetti, passando la vita tra l'America e l'Europa in cerca di ingaggi ed emozioni. Una favola noir che ha contribuito ad appassionare la gente a questa disciplina invernale, un mix tra l'andare al circolo e allo stadio. Sei giorni e sei notti di gare, una prova di resistenza quasi. E non c'era una grande città che non ne ospitasse una, per prestigio o per passione: Parigi, New York, Berlino, Sidney, persino Milano, durante l'epoca d'oro del Vigorelli quando andare al velodromo era come andare a teatro, ci portavi le ragazze come ad un concerto, per fare colpo e per baciarle magari, tra uno spettacolo e l'Americana.

La Sei Giorni è un format di gara che prevede appunto una serie di competizioni che si susseguono dal primo pomeriggio fino a tarda sera che si alternano naturalmente a momenti di spettacolo che intrattenga a tutto tondo gli ospiti sugli spalti, adeguatamente nutriti e idratati.  Le specialità di cui si compone sono la famosa Americana, la corsa a punti, l'Eliminazione, lo Scratch, il Derny e il giro lanciato. L'Americana è, come molti sanno, il vero cuore dell'intera manifestazione, dove i pistard a coppie si alternano su un numero di giri prefissato con lo scopo di 'prendere giri' e avvantaggiarsi sulle altre coppie con sprint che fanno letteralmente girare la testa agli spettatori, perché è anche vero che la pista è di sicuro la disciplina più complicata del panorama ciclistico ma, come tutto quello che ha a che fare con le due ruote, l'atmosfera è la componente fondamentale per far sentire tutti parte del gioco.

sei giorni

Con il tempo, lo Champagne ha fatto posto alla birra e molte altre cose sono cambiate nel mondo delle competizioni. Di sicuro tra gli anni Novanta e Duemila, le Sei Giorni hanno subito un drammatico e drastico calo di interesse e di pubblico, complice anche l'assenza di grandi cavalli di razza a darsi battaglia sulla pista: senza lo spettacolo il ciclismo muore e così '“ in parte '“ successe. Ma ultimamente sembra che l'Europa stia sempre di più riscoprendo la passione per le serate al velodromo e, dopo il ritiro dell'epica coppia Cavendish-Wiggo, molti professionisti scelgono di tornare a partecipare a queste manifestazioni, tuffandosi in un tunnel inaspettato di incredibile e fragoroso pubblico.
Forse di qui a qualche anno torneremo veramente ai fasti di un tempo, per ora le Sei Giorni sono ancora sulla cresta dell'onda, intramontabili e luccicanti, proprio come le vere leggende.

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