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Stagione 2015: i numeri della ripresa

Senza più l'indesiderata trasferta cinese, il World Tour è tornato a chiudersi col Lombardia ed è dunque alla fine della Classica delle Foglie Morte, che si può tracciare un bilancio definitivo sulla stagione.  Come già fatto l'anno scorso, ecco uno sguardo ai numeri della stagione World Tour.

Se nelle corse a tappe, per il nostro movimento, le cose vanno bene già da qualche anno e sono destinate a migliorare con la crescita di Aru, nelle classiche soffriamo un po' di più ed eravamo reduci da un 2014 negativo. In questa stagione, grazie a Luca Paolini che si è imposto alla Gand, siamo tornati alla vittoria che ci mancava dal Gp Plouay 2013 (Pozzato) e col successo di Nibali al Lombardia, abbiamo interrotto il lungo digiuno nelle Monumento dove non trionfavamo dal Lombardia 2008 (Cunego) e dove non salivamo sul podio dalla Liegi 2012 (Nibali). La nazione più vincente è stata la Germania con tre successi, Sanremo e  Roubaix con Degenkolb, e Amburgo con Greipel. Oltre all'Italia, due successi anche per Gran Bretagna, Norvegia e Spagna, mentre Polonia, Colombia e Belgio hanno raccolto un successo a testa.

I miglioramenti degli azzurri si scorgono anche prendendo in esame i podi. Ad occupare le 42 piazze disponibili, proprio come lo scorso anno, sono state 15 nazioni ma l'Italia ha quasi triplicato la sua presenza sul podio passando da 2 (Nizzolo 2° Amburgo,  Fedi 2° a Plouay) a 5.
A salire sul podio sono stati Trentin (3° Harelbeke), Paolini (1° Gand), Nizzolo (3° Amburgo), Ponzi (2° Plouay) e Nibali (1° Lombardia). Questi piazzamenti issano l'Italia, al pari della Norvegia, fino al secondo posto alle spalle solo della Spagna prima con 6 podi . Subito dietro agli azzurri a quota 4 Gran Bretagna e Belgio, con la Francia che si ferma a quota 3 così come Germania e Australia.

Passando ai piazzamenti nei 10, che fotografano un po' meglio lo stato di un movimento, perché l'incidenza degli exploit del singolo corridore è meno forte, l'Italia si piazza al terzo posto a quota 15 (Bonifazio 5°, Cimolai 8° Sanremo; Trentin 3°, Oss 10° Harelbeke; Paolini 1°, Oss 8° Gand;  Gasparotto 8° Amstel; Pozzovivo 8° Liegi; Nizzolo 3°, Bonifazio 9° Amburgo; Ponzi 2° Plouay; Ulissi 5° Quebec; Nibali 1°, Rosa 5°, Brambilla 10° Lombradia). Ancora una volta a farla da padrone è il Belgio con 26 piazzamenti, un numero quasi spropositato se confrontato con l'unica vittoria firmata da Wellens a Montreal  e i 4 podi totali. In calo il numero di nazioni in grado di occupare almeno una piazza della top 10, visto che siamo passate dalle 22 dello scorso anno alle 19 attuali. Alle spalle del Belgio a quota 18 c'è la Francia incapace però di vincere anche una sola prova. Subito alle spalle degli azzurri, troviamo l'Olanda a quota 14 e la Spagna a 13. Molto deludente la Germania che oltre alle 3 vittorie è stata capace di entrare tra i 10 solo in un'altra occasione, grazie al 7° posto di Degenkolb al Fiandre.

I numeri confermano l'impressione avuta seguendo le corse, con i nostri che sono tornato ad essere buoni protagonisti anche se ovviamente ci mancano sempre il Bartoli o il Bettini della situazione. Le cose migliori le abbiamo fatte al Lombardia ma ci siamo difesi bene anche nelle classiche più adatte agli uomini veloci e in quelle meno prestigiose al Nord. A Fiandre e Roubaix non abbiamo centrato la top 10 ma almeno in Belgio Oss e Pozzato sono stati a  lungo nel gruppetto di testa e hanno sfiorato la top 10, col trentino della BMC che senza compiti di gregariato poteva centrarla tranquillamente.  Il 22° posto di Marcato è in assoluto il nostro peggior risultato in una prova WT di questo 2015.

Risultati deludenti anche nelle Ardenne dove non siamo andati oltre gli ottavi posti di Gasparotto e Pozzovivo, qui abbiamo sicuramente pagato la poca libertà concessa da Astana a Nibali e Aru nei propri programmi stagionali. Oltre ai numeri in crescita che ci mettono sul podio, unica nazione a riuscirci, nelle tre classifiche che abbiamo preso in esame, ci lasciano ben sperare la crescita di Matteo Trentin, l'esplosione di Diego Rosa e la ritrovata voglia di Nibali.

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