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Storie dal Giro

In attesa che inizino le grandi montagne e che a prendersi la ribalta siano NIbali, Valverde o chiunque si giocherà la maglia rosa, come sempre il Giro ha regalato storie da raccontare e personaggi nuovi da conoscere.

Primoz Roglic è uno di quei corridori venuti al Giro per farsi conoscere. Tra i 198 ciclisti che hanno iniziato il Giro da Apeldoorn, lo sloveno della Lotto NL, è sicuramente quello con la storia più particolare alle spalle. Da piccolo, come tanti bambini sloveni inizia con lo sport nazionale, il salto con gli sci.  Il ragazzino ci sa fare, è uno dei talenti più promettenti e assieme ai compagni di squadra si prende il titolo mondiale juniores. Quando il successo è lì ad un passo, ecco una terribile caduta in allenamento che ne compromette per sempre la carriera. Primoz si riprende abbastanza velocemente dall'infortunio ma i risultati non sono più quelli a cui era abituato, così senza la prospettiva di diventare uno dei migliori al mondo, lascia il salto con gli sci e si dedica ad una disciplina, il ciclismo, che aveva conosciuto nella fase di riabilitazione. In sella ad una bici se la cava e anno dopo anno si consacra nel panorama sloveno. La Lotto NL si accorge di lui e lo porta nel WT, l'esordio al Tour Down Under è frenato da una caduta, ma già in Algarve mostra tutte le sue qualità mettendosi in evidenza nella tappe più difficili. Al Giro è atteso come luogotenente di Kruijswijk ma è nelle due crono disputate fin qui che fa parlare di se. Ad Apeldoorn per pochi centesimi non toglie la maglia rosa all'idolo di casa Tom Dumoulin; nella crono del Chianti, la dea bendata gli da una mano facendolo correre con la strada asciutta e si porta a casa la vittoria e pensare che una crono così lunga non l'aveva mai fatta in vita sua.

Giulio Ciccone è l'ennesimo ragazzo su cui ha puntato la Bardiani. A differenza di tanti, è atteso sin da subito, visto che tra i dilettanti ha fatto grandi cose. Negli ultimi 2 anni al Tour de L'Avenir, praticamente il Tour degli under 23 è sempre stato tra i protagonisti, logico dunque che sin dall'inizio fosse guardato con grande attenzione. Dopo un inizio di stagione convincente eccolo qui al Giro, con la voglia di imparare e  fare esperienza. Alla prima occasione buona, la tappa di Sestola, eccolo in fuga a lavorare per il capitano Stefano Pirazzi, ma in salita dimostra di averne molto di più del capitano e un paio di svarioni del laziale in discesa lo lanciano verso il successo. Vincere in questo modo, al primo Giro non è da tutti, il suo futuro sembra potersi colorare di rosa.

Chi si è già vestito di rosa è Bob Jungels, lussemburghese classe '92 appena passato dalla Trek alla Etixx. Dopo tre stagioni corse con l'etichetta di prossimo craque del ciclismo, col passaggio alla squadra belga, per Bob è arrivato il momento di iniziare a raccogliere risultati per non rimanere un'eterna promessa. Dopo il solito inizio di stagione con buone prestazioni in corse minori, eccolo al via del Giro, dove a partire dalla crono inaugurale è uno dei più attesi. Il percorso nervoso ma non durissimo dei primi 10 giorni di gara si sposa a nozze con le sue qualità. Stavolta Bob mantiene le attese e si veste addirittura di rosa, riportando un lussemburghese in testa alla corsa rosa dopo quasi 60 anni, l'ultimo a riuscirci era stato il fortissimo Charly Gaul. Il Giro non lo vincerà ma il salto di qualità sembra poter arrivare a  breve.

Finora al Giro ci sono state cinque volate e cinque sono stati i successi tedeschi, due per Kittel e tre per Greipel. Se i successi di Kittel erano annunciatissimi, quelli di Greipel un pò meno, non tanto per il valore dello sprinter della Lotto ma perché reduce da una primavera difficile. Invece anche stavolta il Gorilla ha fatto la sua parte. Con i successi di Benevento, Foligno e Bibione è diventato il tedesco ad aver vinto più tappe al Giro (6) staccando Kittel e Rudi Altig fermi a quota quattro. Per Greipel è il decimo GT consecutivo in cui torna a casa almeno con un successo, in carriera è rimasto a secco solo alla Vuelta nel 2006 e nel 2007. Mica male per uno che ha sempre vissuto all'ombra di qualcuno e che anno dopo anno ha sempre dovuto dimostrare il proprio valore. La prossima sfida è il Tour e per questo va a casa in maglia rossa, un vero peccato.

L'ultimo  capitolo è per Mikel Landa. Lo scalatore basco che si era rivelato al mondo durante il Giro 2015, facendo il bello e il cattivo tempo in salita, contro Aru e Contador. Passato alla Sky per giocarsi le proprie carte da capitano, dopo un inizio di stagione tormentato, Mikel è arrivato a questo Giro tra fanfare e squilli di tromba dopo il dominio al Trentino, ma sin dai primi giorni c'erano i sintomi che qualcosa non quadrasse, ma la prestazione super nella crono del Chianti sembrava aver rimesso le cose a posto. Invece dopo il riposo, ecco la crisi sul Passo della Collina, una salita ridicola per uno come Landa ma che debilitato da un virus intestinale deve alzare bandiera bianca. Chilometro dopo chilometro aumentano distacco e sofferenza fino al momento di dire basta e tornare a casa. Una scena che abbiamo visto troppe volte in casa Sky, già Wiggins e Porte, che erano venuti in Italia per portare a casa la maglia rosa, non avevano terminato il Giro, ma questa è un'altra storia che magari racconteremo un'altra volta. Per ora resta il rammarico di aver perso il corridore che più di ogni altro poteva regalare spettacolo in salita.

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