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Superga, la collina

'Come il vento su queste colline, che cerca le foglie
e non trova che pietre'
(Cesare Pavese)


Ci sono cose che ami anche se non le hai mai viste. Le parole, in questo, hanno un grande potere. Quando leggi Pavese ti sembra di essere lì, di sentire l'odore della terra di quelle colline che hanno visto tutto: i ragazzi che facevano l'amore al tramonto inoltrato delle vigne e i morti dimenticati dell'ultima guerra.

La collina, mistica e selvaggia, che sa di sole anche la sera. Quelle sere d'estate dove c'è la luna quasi piena che mette la sua luce bianco latte su tutte le cose, pure sull'uva che matura nel silenzio.
Superga ha il fascino delle colline, anzi un po' di più. Veglia Torino che è davvero la città più italiana che esista. E non si offendano le altre. Il cuore resta il cuore, anche a distanza di secoli; e dove nasce una Nazione restano le radici. Un albero deve sempre essere riconoscente verso la terra che lo ha nutrito.

Il ciclismo sa come voler bene ai luoghi che attraversa. Quest'anno i Campionati Italiani arrivano qui. Sulla collina. Superga che era un po' come tutti gli altri colli attorno alla città se non fosse stato per quella sua piccola chiesa dove un giorno il duca di Savoia disse alla Madonna che se avesse sconfitto i francesi in battaglia le avrebbe costruito proprio lì una magnifica Basilica.
Superga e la sua Basilica che un giorno di maggio accolse i suoi figli adorati nello schianto. Il Grande Torino che aveva fatto sognare, che lassù se ne è andato proprio come un sogno, con un risveglio crudo e improvviso.
Ragazzi.
Dimentichiamo sempre cosa sono in realtà. Li trasformiamo in macchine da battaglia perché questa è la nostra idea di sport adesso. La fatica, però, riporta alla realtà.
Queste colline lo sanno, vivono di gente che le solca e rivolta la loro terra da anni. Il ciclismo lo sa, vive di ragazzi che trovano ogni giorno la soglia del loro dolore per arrivare un pochino più in là. Fino a che vedranno più chiara e netta la linea bianca di un traguardo.
Il sole, il vento, la pioggia non scalfiscono una pianta diritta, anzi rendono i suoi frutti diversi da tutti gli altri. Le colline lo sanno già, fin dal primo giorno in cui sentono le radici tastare la loro schiena per la prima volta.
Il sole, il vento, la pioggia non scalfiscono un ragazzo in bicicletta che insegue i sogni e sa di aver fatto un patto eterno con il sacrifico. Il ciclismo lo sa.

Non troverà né pietre né foglie, il vento. Ma ragazzi in bicicletta. Sceglierà lui chi guidare per primo lassù, sulla collina. Superga sarà giudice malinconica e silenziosa. Per quel tricolore che è orgoglio di tutti, che tutti vorrebbero avere con sé nelle piccole grandi trasferte.
Ragazzi in bicicletta che, forse, a dirla tutta, sono foglie e sono pietre. Leggeri e a volte fragili, forti senza sconti quando l'equilibrio da trovare è quello sulla bicicletta.
Il vento li cerca, la collina deciderà.
Sono foglie e sono pietre.

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