Vero Made in Italy

  • Italiano
  • Inglese

Supermen

Dalila dovette tagliare le sette trecce di Sansone per privarlo della sua forza. La potenza era tutta nei suoi capelli. Storie antiche, leggende e scaramanzie. Qualcuno si aggiusta i capelli per ore, prima di uscire di casa e forse in media ce li tocchiamo un centinaio di volte durante la giornata, magari passando davanti alle vetrine dei negozi per controllare che siano ancora a posto. Non lo sono mai. 
Siamo abituati alle creste colorate dei calciatori ma non è detto che i ciclisti siano da meno, anche se indossano il casco per ore.
Ero al liceo quando i ragazzi cominciarono a pettinarsi così: gran ciuffo e rasati sulle tempie. I capelli da fagiano per citare Davide Van De Sfroos che ne parla nel suo ultimo album. Da Kittel a Phinney passando per Villella, il ciuffo è diventato un simbolo. Via il casco, mano gellata ai capelli, un po' sulla falsariga di Hugo Koblet che si pettinava prima delle gare. Icona di stile anche in bicicletta.

Heinrich Haussler per me è sempre stato quello del ciuffo. Sarà che mi lascio troppo condizionare dalla fantasia che a volte prende il sopravvento ma è anche vero che vado matta per i piccoli dettagli che caratterizzano i personaggi. Un po' come in un romanzo e in questo non mi smentisco. Ed è esattamente a questo che ho pensato quando ho saputo che ha vinto il Campionato Nazionale Australiano su strada. Heinrich è nato a Inverell in Australia, trenta anni fa. Quando era un ragazzino di quattordici anni si è trasferito in Germania per seguire il suo sogno: la bicicletta. Per molti anni ha gareggiato con licenza tedesca ma nel 2010 ha scelto di tornare alle origini. Durante il suo primo anno da professionista, nel 2005, è riuscito a vincere una tappa alla Vuelta e questo gli aveva cucito addosso l'etichetta di un campioncino in crescendo. Un neopro pieno di speranze. Invece, alle corse e ai successi, si è mischiata una dose di sfortuna. Nel 2010 si dovette ritirare dal Tour de Suisse per un infortunio e dovette sottoporsi a un intervento al ginocchio. Lui stesso dice che quella fu un'operazione difficile, che lo ha tenuto lontano dalle corse per lungo tempo. Ne parla così ai giornalisti, con un mezzo sorriso, un po' incredulo perché adesso non gli sembra vero di essere il nuovo campione australiano. Di fortuna, invece, quella maglia ne porta tanta. Basta pensare a un solo esempio per non citarli tutti: Milano Sanremo 2012, Gerrans in maglia gialloverde si prende il podio della Classicissima.  D'altronde Heinrich dice di amarla questa corsa, come tutte le altre classiche.

Dopo quell'operazione ha lavorato sodo, le gambe non sono al massimo ma lo saranno. C'è una cosa che conta e che non dipende dall'allenamento: la motivazione. Si allena con altri mezzi. Uno di questi sono le vittorie.
Il ciuffo, invece, è quello dell'Haussler di sempre. Invariato come la sua voglia di tornare a vincere. Soprattutto davanti a un puledrino classe '94 come Caleb Ewan. Il suo nome è già sulla lista dei favoriti da molto tempo, per molte gare. Una volata lunga, una rimonta prepotente. Heinrich e il suo ciuffo che mi fa dire che è proprio lui. Heino. Come c'è scritto sul retro della sua maglia. IAM Heino. Giochi di parole che ci piacciono, come tutti quei dettagli superstiziosi o no che distinguono i corridori in questo viaggio collettivo senza sosta. Catenine, tatuaggi, calzini bianchi, neri o colorati, braccialetti sgualciti, orecchini. E capelli, treccine, gel. Che ci difendono o ci fanno guarire dalle cadute, piccole o grandi, che sono un po' la kriptonite della strada. D'altronde questi ragazzi sono strani supereroi in equilibrio su due ruote. E a guardarlo bene, al di là dei suoi occhi azzurri e del mantello rosso, anche superman aveva il ciuffo.

Iscriviti alla Newsletter