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Tom Pidcock e i nuovi supereroi

Questa sembra l'era del nulla, il ciclismo sta vivendo un altro dei suoi momenti di transizione, le squadre storiche spariscono, gli sponsor della tradizione abbandonano, le corse diminuiscono.E i nuovi ciclisti sembrano essere completamente sbarellati di fronte ai salti da gran canyon che procuratori e co. gli fanno fare. Nuovi professionisti con la testa altrove, il che non è proprio il massimo per un movimento in perenne crisi. 
Dove si nascondono davvero i campioni di domani? Non solo quelli che vincono, di quelli magari ne abbiamo anche. Intendo quelli che fanno spettacolo, che hanno personalità, che in gruppo li riconosci anche quando arrivano ultimi. In fin dei conti, al ciclismo, è sempre servito questo. Vive dello show. 
E' possibile che un talento possa riuscire a crescere senza soffocamenti, aspettative, genitori e allenatori che credono di avere per le mani un piccolo dio?

Thomas '“ Tom '“ Pidcock è nato diciassette anni fa nello Yorkshire, in un giorno di luglio. Neanche stavolta lo zodiaco si è sbagliato: leone puro, con annessi e connessi. Orgoglioso, testardo, fiero. Comincia a pedalare a soli tre anni e, visto la difficoltà di tenere i piedi sui pedali per un bambino di quell'età, se li fa legare da sua madre con lo spago. Questo per girare a zonzo nel parco del velodromo di Herne Hill, storico per aver visto la luce del mito Wiggo. Forse sembrerà l'inizio di una storia normale, un classico bambino con la passione forsennata per la bici, come potrebbe essere per le macchine, gli aerei o i treni. Ma Tom non si limita solo ad usare la sua due ruote ogni volta che può ma prega fino allo sfinimento i suoi genitori di accompagnarlo alle corse in giro per il paese. Loro non ne capiscono il motivo, ce ne sono molte di competizioni vicine a casa, perché cominciare ad allontanarsi prima del tempo? Per una volta non sono mamma e papà che chiedono sforzi spaziali a un figlio che promette di saperci fare. E' Tom che ha deciso che farà il ciclista e lo farà seriamente. Vuole partecipare alle corse dove ci sono i migliori, per misurarsi, per capire cosa va e cosa no. Il confronto è spesso una risposta: schietta e a volte crudele d'accordo, ma pur sempre chiarificatrice. Non importa se la sua prima corsa a sette anni la perde rovinosamente, battuto da una bambina, questo non fa che intestardirlo. Ad alzarsi presto la mattina per fare due giri nelle campagne attorno alla scuola, per allenarsi, litigando con i suoi che vogliono a tutti i costi fargli capire che è il tempo di prendere la bici come un gioco, non come un lavoro.
Ma Tom è fatto così. E con il tempo anche le vittorie hanno iniziato a parlare per lui, il modo di vincere anche. E di guidare la bici soprattutto. Quei fili di spago gli hanno valso qualche destrezza e anche più di una. Ecco perché il ciclocross. A Novembre ha vinto il Campionato Europeo e a dicembre la Coppa del Mondo a Namur. Junior, ovviamente. Ma di lui si parla già come un piccolo showman. Sven Nys, che di fuoristrada se ne intende, gli ha già chiesto di correre nella sua Telenet l'anno prossimo, promettendogli anche un aggancio su strada con la Trek. Ma Tom che i diciotto anni li farà quest'estate si è già dimostrato un ragazzino con la testa sulle spalle: valuterà l'offerta con calma, dopo la fine di questa stagione di cross. Da quando aveva dieci anni sa che quando si va forte è facile rimanere abbagliati ed è facile perdere la vista sulle cose importanti. Da quando aveva dieci anni sa che l'importante è correre, se l'è imposto da solo. 
E' questo quello che ci si aspetta dal futuro. Ragazzi cresciuti con l'istinto, il cuore e la testa. Tutto a posto nel giusto ordine, quello prestabilito dalla strada.  

Per ora Tom continua ad impennare. Il Campionato Nazionale di ciclocross l'ha vinto passando la linea bianca in bilico sulla sella, nella posizione di un piccolo Superman in volo. In fondo al ciclismo basterebbe mettersi nelle mani di chi ha capito da subito che i superpoteri non li hai se non sai soffrire e lottare e soffrire. Gambe di legno, facce di fango.
Ecco dove si nascondono. Forse. 

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