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Tour de France, un inseguimento lungo dieci anni

Il Tour è la corsa più ambita e per tanti rappresenta un sogno, per pochi eletti un obiettivo e per alcuni un'ossessione. A quest'ultima categoria, appartiene o forse è meglio dire apparteneva Alejandro Valverde, che in questo 2015, dopo un lunghissimo inseguimento, è finalmente riuscito a portare a casa il risultato sperato.
Nel corso degli anni Valverde ha vinto tanto e ha perso altrettanto. Le critiche, spesso ingenerose, non sono mai mancate, con tutti sempre lestissimi a sottolinearne le sconfitte e far passare come ordinaria amministrazione i successi, come se tutti fossero capaci di vincere, limitandoci solo ai trionfi più importanti, una Vuelta, tre volte la Liegi e altrettante la Freccia.

Col passare degli anni il Tour de France ha iniziato a diventare un'ossessione visto che c'era sempre qualcosa che andava storto. Parlare di ossessione è forse esagerato, visto che il capitano della Movistar non ha mai puntato tutte le sue fiche sulla corsa francese, ma il tornare sempre a mani vuote dalla corsa più importante dell'anno, di certo non poteva fargli piacere.

Quello tra Valverde è il Tour è una storia d'amore mai consumata fino in fondo. Ogni anno c'era sempre qualcosa che mandava all'aria i piani. Nel 2005, al suo primo Tour, dopo aver battuto sua maestà Lance Armstrong a Courchevel dovette ritirarsi tre giorni dopo a causa di una caduta. Stessa sorte l'anno successivo, quando dopo un grande prologo iniziale, fu costretto a tornare a casa nel corso della terza tappa per la frattura della clavicola. Nel 2007 (8°) gli furono fatali i Pirenei dopo che sulle Alpi era stato il migliore tra gli uomini di classifica, nel 2008 (6°) inizia col botto vincendo a Plumelec e indossando la maglia gialla ma ancora una volta cala alla distanza. Nel 2009 è costretto a saltare il Tour perché la corsa sconfina in Italia e lui in Italia non può correre a causa dell'Operacion Puerto.  Dopo aver scontato i due anni di squalifica, torna sulle strade francesi nel 2012, ma non è competitivo per la classifica generale, tuttavia ritrova il successo dopo una lunga fuga sui Pirenei nella tappa di Peyragudes. Nel 2013 si presenta con grandi ambizioni e nelle prime tappe di montagna si propone come l'avversario più credibile di Froome ma deve dire addio ai sogni di gloria nella tappa numero 13, quando fora e perde 10' a causa dei ventagli. Il rammarico è enorme perché nelle restanti tappe, dove aiuta il compagno di squadra Nairo Quintana, dimostra che il podio era alla sua portata. Nel 2014, dopo i ritiri di Froome e Contador, il podio sembra non potergli sfuggire e invece nella seconda metà del Tour perde progressivamente terreno e chiude al quarto posto alle spalle dell'irraggiungibile Nibali e dei non trascendentali Peraud e Bardet.

L'ultimo treno sembra ormai passato, ed è addirittura Unzue, il capo della Movistar, a consigliargli di lasciar perdere e di pensare ai GT in maniera diversa per gli ultimi anni della sua carriera. Ancora una volta Alejandro fa di testa sua e dopo aver mostrato la sua superiorità nelle classiche delle Ardenne, si presenta in Francia per fare classifica. Tra Nibali, Froome, Quintana e Contador non sembra esserci spazio per lui e l'undicesimo posto sul muro di Huy, dove pochi mesi prima aveva vinto la sua terza Freccia, nel corso della terza tappa non fa altro che confermare questa impressione. Col passare delle tappe, le sue prestazioni salgono di tono e complice anche una condotta di gara sempre accorta da parte sua e della sua squadra che non prova mai a sfruttare la superiorità numerica per mettere in difficoltà la Sky, si piazza sul podio virtuale della corsa e lì vi rimane fino alla fine dopo aver resistito al tentativo di rimonta di Vincenzo Nibali.

Dopo 10 lunghi anni, sale finalmente sul il podio di Parigi e il fatto che lo faccia al termine di un'edizione in cui erano presenti tutti i big e dopo essersi messo alle spalle Nibali e Contador  è il valore aggiunto di questo risultato inseguito per una carriera intera. Ora che questo risultato è stato raggiunto, Alejandro pare deciso a scoprire nuovi traguardi e a raggiungere nuovi obiettivi, nel 2016 per la prima volta in carriera dovrebbe prendere parte al Giro d'Italia e non dovrebbe farlo per onor di firma.

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