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Un Tour revolutionnaire

Dopo aver conosciuto meglio il Giro, è la volta di andare a scoprire il percorso che proporrà la corsa più importante del mondo: il Tour de France. Per la prossima edizione, la numero 102, gli organizzatori hanno pensato ad un percorso decisamente lontano dai canoni classici della Grande Boucle. Tanta salita, tappe mosse e intriganti sin dai primi giorni e prove contro il tempo ridotte al minimo indispensabile.

Il successo di Vincenzo Nibali, dopo le vittorie di Wiggins e Froome, ha in qualche modo sancito il riscatto del ciclismo istintivo su quello dei calcoli, dunque, gli organizzatori del Tour hanno voluto inserire sin dalla prima settimana tappe insidiose volte a favorire chi ha il coraggio di osare e di provarci. Il Grand Départ di Utrecht assegnerà la prima maglia gialla con una crono individuale di 14 km, in quella che sarà l'unica chance per gli specialisti delle prove contro il tempo. Dopo la seconda tappa olandese che dovrebbe vedere gli sprinter regolare i conti ancora aperti dopo l'ultimo Tour, ecco una due giorni per corridori da classiche: Huy e Cambrai.

Sul celebre muro, vedremo in azione gli uomini da classiche ardennesi, con gli specialisti delle rampe da garage che proveranno a  prendersi la ribalta anche nella vetrina più importante dell'anno. La successiva frazione chiamerà all'azione i corridori da classiche del Nord, visto che dopo il successo dello scorso anno, con la splendida cavalcata di Nibali, verrò riproposto il pavè: 7 settori per un totale di 13km negli ultimi 120 km di tappa. Siamo nelle zone della Roubaix e anche se non verranno affrontati i tratti più duri della Regina delle Classiche, resta una delle tappe più attese e temute allo stesso tempo. L'impressione è che difficilmente assisteremo ad una frazione entusiasmante come quella di Arenberg, visto che i big sanno cosa li aspetta e si prepareranno meglio e poi non sempre ci sarà una pioggia a incutere ulteriore timore in corridori non troppo avvezzi alle pietre.

Dopo una tre giorni dedicata alle ruote veloci, sarà il Mur de Bretagne ad offrire una nuova opportunità agli scattisti, anche se le pendenze decisamente meno aspre rispetto al muro di Huy, rendono la contesa più aperta. A chiudere una prima parte di Tour intrigante più che difficile, sarà la cronosquadre da Vannes a Plumelec per un totale di 28 km. Dopo questa frazione, la classifica avrà una su fisionomia ben definita ma lo spazio per ribaltare tutto non mancherà, visto che, dopo il giorno di riposo, si ricomincia subito con una tre giorni pirenaica.

Il 14 Luglio, non ci si potrà più nascondere visto che in programma c'è il primo vero arrivo in salita, sull'inedito traguardo di La Pierre-Saint-Martin al termine di una frazione breve e semplice ad eccezione dell'ascesa finale, in stile Vuelta. La seconda tappa pirenaica, invece rispecchia il cliché dei vecchi Tour con Aspin e Tourmalet, lontani dal traguardo e l'arrivo a Cauterets al termine di una salita in cui si sta benissimo a ruota. Decisamente più insidiosa la frazione di Plateau de Beille, che presenta 4 GPM, tra cui il Portet-d'Aspet, dove a 20 anni dalla tragica morte, verrà reso l'ennesimo omaggio alla memoria di Fabio Casartelli.

Prima delle Alpi, tra una frazione per fughe e l'altra, ecco il durissimo arrivo di Mende, dove i big si daranno certamente battaglia. Dopo il secondo giorno di riposo, ecco la quattro giorni alpina che decreterà il Re del Tour. Quattro frazioni brevi se non brevissime, atte a favorire spettacolo e voglia di osare. Le tappe di Pra Loup e quella di Saint-Jean-de-Maurienne saranno buone per vedere all'attacco seconde linee e per mettere a punto le ultime strategie, visto che le tappe decisive saranno quella di La Toussuire con Chaussy, Croix-de-Fer, Mollard; e il gran finale sull'Alpe d'Huez dopo aver scalato Télégraphe e Galibier in una tappa di soli 110 km. Qui chi ne avrà potrà giocarsi il tutto per tutto e troverà il terreno per ribaltare il Tour. Dopo la tappa tutti in aereo e l'indomani passerella trionfale a Parigi.

E' un Tour decisamente insolito, quasi rivoluzionario per tanti aspetti: dai soli 14 km individuali a cronometro, alla lunghezza delle tappe con appena tre frazioni (nessuna di montagna) che raggiungono o superano i 200 km. Una serie di circostanze che non scoraggia chi come Contador vuole tentare la doppietta Giro-Tour.
Le scelte degli organizzatori vanno lette sicuramente nell'ottica di favorire lo spettacolo, anche se con un pizzico di malizia, viene facile pensare che un percorso così sfacciatamente a favore degli scalatori, sia stato fatto anche perché i nostri cugini d'oltralpe muoiono dalla voglia di rivedere un loro connazionale sul gradino più altro del podio a 30 anni dal successo di Bernard Hinault, e siccome oggi i migliori corridori francesi sono scalatori ecco questo Tour fatto su misura per loro.

In ogni caso, pensare ad un francese sul gradino più alto del podio è impresa assai ardua e fantasiosa ma tant'è, e stavolta a guadagnarci dovrebbe essere lo spettacolo, con buona pace di chi come Chris Froome è rimasto deluso dal percorso. A differenza dell'uomo Sky, sono tanti i corridori rimasti soddisfatti dal percorso, e per questo vogliosi di detronizzare Vincenzo Nibali e sfilargli la maglia gialla.

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