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Wout Van Aert, campione sotto un cielo senza sole

Il Belgio, l'odore umido dell'inverno, della pioggia caduta che rimane nella terra, la impasta come creta. Wout Van Aert è un ragazzino: ventuno anni, un metro e ottanta per sessanta chili di peso o poco più. Combattivo e totalmente innamorato del ciclocross. Di quell'amore che possono avere i ragazzi a vent'anni. Passionale, profondo, intimo a modo suo, rabbioso a volte. Immenso. Anche se lui stesso sa che il professionismo ti brucia se non stai attento. Le fiamme sono pericolose, non ci si può giocare troppo. Come fa con il fango, per esempio. Sentirlo sulla faccia e quasi nelle ossa è la religione di qui, è come quando un bambino va a una festa di compleanno e torna a casa che sa di pizzette e con la bocca sporca di panna della torta. E' il divertimento, simbolo stesso dell'essenza di questa disciplina.

Zolder è nera di fango e bianca di cielo. Si corre per la maglia iridata. Wout Van Aert e Mathieu Van Der Poel.Bambini prodigio, brillanti cavallini di razza nei quali la gente ripone le speranze per il futuro. Lo spettacolo. Ecco cosa conta in quei giri fino al traguardo.
Loro sono amici e nemici, come spesso succede nel ciclismo tra due avversari che si tengono testa a vicenda. Si ritrovano insieme,  a comandare la corsa, con Lars Van De Haar. Un volo furibondo per il traguardo. Ma la tattica non funziona, altri rientrano da dietro. Sono otto e rimangono otto. Fino quasi alla fine. Poi Mathieu sbaglia una curva, qualcosa va storto. Basta un secondo. Resta incastrato con la scarpa nella ruota di Van Aert. Sembra un film, invece quei venti secondi sono tutti veri. Li perdono così, tentando di staccarsi l'uno dall'altro, in mezzo al nero della creta di Zolder. Le facce bianche di chi pensa che non può andare così, non si può perdere una corsa per quell'incidente da nulla. Wout riparte all'inseguimento. Vola più di prima. Mathieu resta indietro. Forse per un problema meccanico. Agli antipodi. Adesso uno corre per vincere, l'altro per restare in corsa. La rimonta di Van Aert è degna di un Sebastian Vettel partito dall'ultima posizione in griglia. Ritorna in vetta ma sa che non è finita, nel serbatoio devono restare le energie per il traguardo. Lui è Van De Haar. Una sfida a due. Che Wout decide a modo suo: a piedi, nel bosco. Lo stacca così. La bicicletta a fianco, affondando gli scarpini in quella terra che è quella della sua famiglia, del suo sangue.

Zolder è ancora nera di fango, bianca di cielo. Per Wout questo è il suo primo titolo mondiale tra i grandi dopo una stagione che farebbe invidia a chiunque. Il ciuffo lievemente mesciato di biondo gli mette un'ombra leggera sugli occhi che sono castani ma questa luce, mischiata allo sforzo, li fa sembrare color miele. E' il solito incantesimo. Quando fai qualcosa per inseguire un sogno, bruci. E la tua luce si vede anche sotto un cielo senza sole.    

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